Obbligare i beneficiari dello status di protezione sussidiaria nell’Ue a risiedere in una determinata zona “costituisce una restrizione alla libertà di circolazione all’interno di uno Stato membro”. Lo ha stabilito l’avvocato generale della Corte di giustizia europea, Pedro Cruz Villalon, secondo il quale tali restrizioni possono sono ammissibili “soltanto in situazioni concrete rispondenti a gravi motivi di politica migratoria e dell’integrazione” mentre non sono giustificabili “per ragioni di distribuzione sul territorio degli oneri delle prestazioni sociali”.
L’avvocato Cruz Villalon si è espresso sul caso di due cittadini siriani che hanno chiesto l’asilo in Germania. In base alla normativa tedesca, qualora i beneficiari di protezione internazionale percepiscano prestazioni sociali, il permesso di residenza rilasciato in base al diritto internazionale o per motivi umanitari o politici deve essere accompagnato da un obbligo di residenza in un luogo determinato.

