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Immigrati, l’Ue accelera sui rimpatri. Frenata sulla lista dei paesi sicuri

I ministri degli Interni dei 28 accelerano la politica europea dei rimpatri dei migranti che non hanno diritto alla protezione internazionale. Rinviata l’adozione di una lista dei “paesi di origine sicuri”: non c’è accordo sulla Turchia

I ministri degli Interni dei 28 decideranno giovedì a Lussemburgo un’accelerazione della politica europea dei rimpatri dei migranti che non hanno diritto alla protezione internazionale, mentre sara’ rinviata l’adozione di una lista dei “paesi di origine sicuri” perche’ non c’e’ accordo sull’inserimento della Turchia. E’ quanto si apprende da fonti diplomatiche alla vigilia del Consiglio Ue che sara’ presieduto dal lussemburghese Jean Asselborn e al quale partecipera’ per l’Italia il ministro Angelino Alfano. Per aumentare l’efficacia della politica dei rimpatri, si legge nella bozza di conclusioni del Consiglio, “occorre stanziare adeguate risorse finanziarie, prestando particolare attenzione al sostegno agli Stati membri esposti a forti pressioni migratorie”. Sono in particolare previsti oltre 800 milioni di fondi Ue “da destinare al rimpatrio nei programmi nazionali per il periodo 2014-2020”, e’ detto nelle conclusioni. Come hanno sottolineato diverse fonti e anche ufficialmente i portavoce della Commissione, le cifre circolate sui migranti che saranno rimpatriati a breve, diffuse dalla stampa inglese, sono prive di fondamento (si era parlato di 400 mila persone) e probabilmente frutto di calcoli sui dati Eurostat sulle richieste di asilo respinte.

Particolarmente importante, nel documento sulla politica dei rimpatri che sara’ adottato domani, l’aspetto della cooperazione con i paesi di origine, secondo il principio “more for more”, in italiano “piu’ progressi piu’ aiuti” per aumentare la pressione da parte dell’Ue e dei paesi. “E’ opportuno un giusto equilibrio fra incentivi e pressione per migliorare la cooperazione dei paesi terzi in materia di riammissione e rimpatrio”. Come ha sintetizzato un diplomatico, “more for more, less for less”. Una volta registrati nei centri di accoglienza e identificazione (gli “hotspot”) allestiti in cooperazione fra le autorita’ dei paesi di primo arrivo e i funzionari delle agenzie europee (Frontex, Easo, Europol, Eurojustice), i migranti che non hanno diritto alla protezione internazionale perche’ provengono da paesi “sicuri” o comunque non in guerra e dove le minoranze non sono minacciate, saranno dunque destinati al rimpatrio nel paese di origine. Nell’attesa che Frontex gestisca i ritorni, organizzando voli charter multinazionali, sara’ previsto il loro “trattenimento”, che non significa una “detenzione” vera e propria in centri chiusi, ma piuttosto la possibilita’, da parte dei paesi e delle agenzie Ue, di controllarne i movimenti.