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Affari Europei
Immigrazione, scontro duro in Europa sulla ripartizione

La decina di paesi dell'Unione europea che si oppongono al principio della redistribuzione obbligatoria degli immigrati dovra' scontrarsi con la determinazione della Commissione nel ribadire la sua proposta "fino all'ultima parola", come ha ribadito anche oggi il portavoce della Commissione, e con una maggioranza di paesi, fra cui Francia e Germania, che invece sono a favore di una decisione al piu' presto.

La discussione dei ministri degli Interni prevista per martedi' prossimo a Lussemburgo non sara' l'ultima occasione di confronto; i paesi baltici, quelli dell'Est, Spagna e Portogallo, secondo quanto riferisce una fonte diplomatica, martedi' chiederanno che l'agenda della Commissione europea sull'immigrazione preveda che la condivisione della responsabilita' sull'accoglienza sia su base volontaria.

In realta', non e' previsto che una decisione formale sia presa gia' martedi'. In quella sede, secondo quanto deciso dai capi di Stato e di governo nel vertice straordinario del 23 aprile, dopo l'ultima strage di migranti al largo delle coste libiche, i ministri degli Interni dovranno piuttosto stabilire una linea sulla proposta della Commissione, "risposta concreta e operativa" all'emergenza, che la presidenza lettone si incarica di riferire ai leader al consiglio europeo del 25 e 26 giugno. Inoltre, a meno che non si ritorni alle vecchie regole di voto che prevedono la possibilita' di una "minoranza di blocco", la maggioranza qualificata e' comunque sicura.

Successivamente, prima della pausa estiva, ci sara' una terza occasione per i Ventotto di discutere, ed eventualmente anche approvare una comunicazione: il 9 e 10 luglio ci sara' infatti un consiglio informale dei ministri degli Interni, dopo che la presidenza di turno sara' passata dalla Lettonia al Lussemburgo. Il passaggio di testimone e' importante: se il Granducato e' infatti fra i paesi a favore dell'agenda Ue sull'immigrazione, Riga non spinge perche' una decisione sull'obbligatorieta' venga presa nel suo semestre di presidenza.

I francesi, che assieme ai tedeschi avevano diffuso la scorsa settimana un documento comune in cui si chiedeva di rivedere i criteri che hanno portato all'indicazione sui numeri di migranti da ricollocare nei diversi paesi, considerano prioritario che ci sia "equilibrio fra la solidarieta' e la responsabilita'". In altre parole, se i paesi Ue sono chiamati ad accogliere obbligatoriamente un certo numero di richiedenti asilo, e' necessario pero' che nei paesi di primo arrivo, quindi innanzitutto Italia e Grecia, il sistema di accoglimento e identificazione dei migranti sia efficace e affidabile, con il sostegno di Frontex, perche' le persone da "ricollocare" negli altri paesi siano davvero quelle che ne hanno diritto.

Per gli altri, quelli che non hanno diritto alla protezione internazionale ma sono venuti in Europa in cerca di fortuna economica, la Francia ed altri paesi insistono perche' si definisca uno schema piu' robusto per i rimpatri. Anche su questo, Italia e Grecia devono essere sostenuti da Frontex e al tempo stesso e' necessario rafforzare la cooperazione dell'Ue con i paesi di origine: su questo, nei giorni scorsi il commissario per gli Affari interni Dimitris Avramopoulos ha inviato una lettera ai Ventotto.

In ogni caso Francia e Germania e una decina di altri sono a favore che la decisione sull'agenda europea sull'immigrazione sia presa a breve termine, cosi' come ne e' convinta la Commissione. Un responsabile comunitario aveva nei giorni scorsi messo in guardia contro il rischio della fine dell'integrazione europea in caso di fallimento di questa proposta. Nei giorni del trentesimo anniversario del trattato di Schengen non sarebbe un segnale positivo.

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