Puntare sulla ricerca per uscire dalla crisi. E’ questa la sollecitazione che arriva dalla Commissione europea che sottolinea come l’aumento degli investimenti nell’innovazione sia un ‘comprovato fattore di crescita’. Ci sono però dei paletti. “I vincoli di bilancio non saranno rimossi, ed è pertanto più importante che mai per gli Stati membri indirizzare le loro risorse in modo intelligente”, ha dichiarato Olli Rehn, responsabile degli Affari economici e monetari.
Le risorse per fare ricerca non potranno essere trovate facendo nuovo debito e si dovrà quindi razionalizzare quelle a disposizione. Dall’Unione europea arriva una mano importante. La nuova programmazione economica ha previsto per il programma Horizon2020 un budget di 80miliardi di euro destinati a dare impulso al settore dell’innovazione. La commissione ha però voluto sottolineare l’importanza di migliorare l’efficienza e la qualità della spesa pubblica in questo campo affinché l’Europa possa conquistare la leadership in molti settori della conoscenza e nelle tecnologie chiave.
“La promozione dell’innovazione è ampiamente riconosciuta come fattore chiave per la competitività e il miglioramento della qualità della vita, soprattutto in Europa, dove non possiamo competere sul piano dei costi”, ha dichiarato Máire Geoghegan-Quinn, Commissaria europea per la Ricerca, l’innovazione e la scienza.
La Commissione individua tre settori principali d’intervento. Primo, migliorare la qualità delle strategie di ricerca e innovazione (R&I), sostenute da un bilancio pluriennale stabile che orienti le risorse in modo strategico. Secondo, migliorare la qualità dei programmi di R&I, anche mediante la riduzione degli oneri amministrativi e uno stanziamento più competitivo dei finanziamenti. Terzo, migliorare la qualità degli enti pubblici che svolgono attività di R&I, anche tramite la creazione di nuovi partenariati con le imprese del settore.
Attualmente, con una spesa di R&I nel settore pubblico e in quello privato di poco superiore al 2% del Pil, l’Ue è ancora molto indietro rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud, e anche alla Cina manca poco per superare l’Unione. Incrementare la spesa di R&I portandola al 3% del Pil resta pertanto un obiettivo fondamentale per l’Ue.

