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L’INTERVISTA/ Martin Schulz ad Affaritaliani.it: “Ripristiniamo l’equità e la giustizia in Europa”

L’INTERVISTA/ Martin Schulz ad Affaritaliani.it: “Ripristiniamo l’equità e la giustizia in Europa”

Di Tommaso Cinquemani

“Le elezioni di maggio determineranno se l’Ue andrà a sinistra o a destra, oppure indietro, in caso di voto euroscettico”. Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo e candidato del Pse alla presidenza della Commissione, con una intervista a tutto campo ad Affaritaliani.it, analizza la fase turbolenta che sta attraversando l’Unione. “Ho forti riserve sulle ricadute sociali delle ricette della Troika. Gli interventi richiesti alla Grecia sono stati troppo veloci e troppo pesanti”. E sul futuro dell’Ue: “Dobbiamo ripartire dal manifatturiero, mettere al primo posto la ricerca e agevolare il credito alle imprese”. Poi sulla situazione italiana: “L’uscita di Berlusconi dalla maggioranza, il rinnovamento della leadership nel Pd con Renzi e la guida salda e intelligente di Letta mi fanno propendere verso un moderato ottimismo”.

Presidente Schulz, a maggio gli europei saranno chiamati a rinnovare il Parlamento europeo. Perché è fondamentale recarsi alle urne?
“Queste saranno le prime elezioni dopo l’arrivo della crisi, le prime elezioni dopo i salvataggi, le prime elezioni in cui i cittadini saranno in grado di sostenere un candidato alla presidenza della Commissione, le prime elezioni dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Queste elezioni determineranno il futuro dell’Unione per i prossimi cinque anni, e ancora più in là. La posta in gioco è estremamente alta. Queste consultazioni daranno un impulso all’Europa verso sinistra o destra… oppure indietro, in caso di voto euroscettico”.

C’è il rischio concreto che il prossimo Europarlamento sia composto in buona parte da euroscettici?
“Sono preoccupato, ma non rassegnato né intimidito dalla marea euroscettica e populista che sta montando. Ho intenzione di affrontare la competizione elettorale con la forza degli argomenti e dando una chiara visione dell’Europa che vorrei costruire. Se gli euroscettici guadagneranno dei seggi in Parlamento sarà in parte dovuto alla crisi e sarà una indicazione della grande importanza delle tematiche europee”.

Quali conseguenze potrebbe avere per il futuro dell’Europa questo scenario?
“Dobbiamo capire a fondo i motivi che hanno portato le persone a votare partiti euroscettici, ma non dovremmo temere troppo il loro ruolo all’Europarlamento. Questi partiti sono bravi a criticare, ma la loro debolezza intrinseca è facilmente osservabile quando si tratta di dare risposte ai problemi della gente o quando si tratta della loro coerenza interna”.

In Europa si registra un generale disamoramento verso l’Europa, perfino in Germania dove l’economia sta reggendo bene la crisi. A che cosa è dovuto questo distacco?
“Non sottoscrivo integralmente la sua valutazione. Dobbiamo essere chiari a proposito di quali istituzioni stiamo parlando e dove il divario si sta allargando. Penso che i cittadini siano sempre più delusi dalle istituzioni intergovernative che affrontano i problemi esclusivamente sulla base del proprio interesse nazionale, mentre i cittadini sono consapevoli che i problemi europei hanno bisogno di soluzioni europee. Se si guarda alla legislazione sull’unione bancaria a sulla vigilanza finanziaria, il Parlamento europeo ha affrontato i problemi alla radice. Questo perché è un organo che sì rappresenta le divisioni, ma anche le convergenze tra i cittadini europei”.

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Come si può ricucire questo apparente distacco?
“Per ripristinare il collegamento tra cittadini ed Europa le elezioni avranno certamente un ruolo importante, ma abbiamo anche bisogno di una politica europea che sia meno preoccupata delle incertezze istituzionali e che invece si applichi a trovare misure concrete per migliorare la vita quotidiana dei cittadini, dalla libera circolazione al ripristino della crescita”.

Dal primo gennaio la Grecia ha assunto la presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Una presidenza che ha un forte valore simbolico perché la Grecia è il paese che ha sofferto più di ogni altro la crisi. Le ricette della Troika sono corrette? C’è una mancanza di solidarietà in Europa?
“Il Parlamento europeo è l’istituzione che nella maniera più determinata sta analizzando le procedure della Troika. La commissione Occupazione e Affari sociali e la commissione Affari economici e monetari stanno analizzando a fondo le misure prescritte e gli effetti che hanno avuto. Con una particolare attenzione all’indebolimento dei contratti collettivi, agli alti livelli di disoccupazione e alla violazione dei diritti sociali fondamentali. Ho forti riserve soprattutto sugli aspetti sociali delle ricette della Troika. Interventi sono stati chiaramente necessari in certi Paesi e in Grecia in particolare, ma per evitare gli aspetti prociclici le riforme hanno bisogno di essere accompagnate con investimenti. C’è stata solidarietà dall’Europa, ma gli interventi richiesti sono stati troppo veloci e troppo profondi. La Grecia probabilmente emergerà dalla crisi quest’anno dopo essere sopravvissuta ad una crisi quasi esistenziale. Penso che i greci abbiano pagato un prezzo troppo pesante e non voglio sentire mai più parole come Grexit”.

Molti analisti ritengono che la crisi economica possa essere superata solo attraverso una re- industrializzazione dell’Europa e attraverso una maggiore competitività internazionale. E’ d’accordo? Come può il Parlamento aiutare questo processo?
“Sono d’accordo. Il manifatturiero deve essere la spina dorsale dell’economia europea. Abbiamo innanzitutto bisogno di una strategia per l’industria che rafforzi ulteriormente il mercato unico in Europa e che espanda i nostri mercati all’estero, pur dando garanzie e opportunità ai nostri produttori su questioni come i diritti di proprietà e gli appalti pubblici. Su questi temi il Parlamento decide insieme e su un piano di parità con il Consiglio e deve dare il suo consenso ad accordi internazionali, come ad esempio nel caso di TTIP con gli Stati Uniti”.

C’è altro?
“In secondo luogo abbiamo bisogno di una strategia specifica settoriale che sia legata ad adeguati finanziamenti alla ricerca, che portino l’Europa alla testa della catena produttiva: dal farmaceutico all’energia. In terzo luogo abbiamo bisogno di definire un’azione concertata con gli Stati membri, nessuno escluso, per il rilancio del credito e della domanda. Alcune strade, come un maggiore impegno della Banca europea degli investimenti, sono state esplorate, ma il ruolo degli Stati membri qui è centrale”.

Quali sono le priorità che metterebbe in agenda se fosse il presidente della Commissione europea?
“In primo luogo dobbiamo ripristinare l’equità e la giustizia in Europa, il continente più ricco del mondo. Questo include, ad esempio, che le aziende paghino le tasse dove fanno i grandi profitti. In secondo luogo la lotta contro la disoccupazione giovanile. Abbiamo mobilitato 700 miliardi di euro per stabilizzare il sistema bancario, ma rischiamo di perdere un’intera generazione. Pertanto dobbiamo fare tutto il possibile per dare ai giovani nuove possibilità, per esempio migliorando le opportunità educative e risolvendo la crisi del credito. In terzo luogo l’Europa non deve prestare attenzione ad ogni piccola cosa e non deve regolamentare tutto. L’Europa deve concentrarsi sulle grandi questioni come il commercio globale, la lotta contro la speculazione e l’evasione fiscale, il cambiamento climatico, le migrazioni e la lotta contro la criminalità organizzata e transfrontaliera”.

Il governo italiano sta attraversando un periodo turbolento. Avete paura che eventuali elezioni anticipate possano destabilizzare l’intera Unione? Quali conseguenze potrebbe avere per la ripresa economica europea?
“L’Italia sta sicuramente attraversando un periodo di trasformazione e di rinnovamento, ma non necessariamente lo definirei turbolento. Si possono sempre trovare prove per sostenere una o l’altra tesi, ma economicamente vediamo che le finanze pubbliche sono mantenute sotto controllo, ci sono spiragli di una ripresa dopo la recessione e lo spread si è stabilizzato sotto i 200 punti base. L’uscita di Silvio Berlusconi dalla maggioranza di governo, il rinnovamento della leadership nel Partito democratico con Matteo Renzi e l’amministrazione salda e intelligente di Enrico Letta mi fanno propendere verso un moderato ottimismo, piuttosto che il contrario”.

ENGLISH VERSION

President Schulz, in 2014 the Europeans are called to renew the European Parliament. Why is it important to vote?

These will be the first elections after the arrival of the crisis, the first elections after the bailouts, the first elections when citizens will be able to endorse a candidate for the presidency of the European Commission, the first elections after the entry into force of the Lisbon Treaty. These elections will determine the future of the EU for the next five years, and more. The stakes are extremely high. These elections will help steering the Europe left or right, or backward in case of a euroskeptic vote.

There is a real risk that the next European parliament is composed in a huge part by Eurosceptics? What consequences might have for the future of Europe?

I am concerned, but I am neither resigned nor intimated by the eurosceptic and populist tide that is building-up. I intend to confront the electoral competition with the force of arguments and giving a clear vision of the Europe I long for. If eurosceptics gain some seats in the European Parliament, this is partly a consequence of the crisis and partly an indication of the greater saliency of Europe. We must fully take stock of the reasons which led people to vote eurosceptic porties, but we should be less concerned on the role of eurosceptic parties in the European Parliament. These parties are good at criticising, but when it comes to giving answer or their internal consistency, their intrinsic weakness is readily exposed.

In Europe the distance between citizens and institutions is becoming wider. Even in Germany, where the economy is facing the crisis very well. What is causing this detachment? How can it be restored?

I would not subscribe fully to your statement. We need to be clear which institutions are we talking about and where the gulf is becoming wider. I think citizens are becoming increasingly frustrated with intergovernmental institutions which address questions purely on the basis of national self-interest, whilst citizens are aware that European problems need European solutions. If you look at legislation from banking union to financial supervision, the European Parliament has reached at an earlier stage positions which addressed the root problems of the issues, this is because it truly represents the cleavages, but also the convergence between European citizens. To restore the link the European elections will certainly be one part of the answer, but we also need a European politics which is less concerned about institutional quandaries and more about tangible measures to improve citizens’ daily lives, from free movement to restoring growth.

Since the 1st of January Greece assumed the presidency of the EU Council. A presidency that has a strong symbolic value because Greece is the country that has suffered more than any other the crisis. In your opinion how Europe should deal with the crisis? The Troika recipes are correct? There is a lack of solidarity in Europe?

The European Parliament has been the institution more strongly looking into the Troika proceedings. Our Employment and Social Affairs committee and the Economic and Monetary Affairs Committee are scrutinising in depth the measures prescribed and the effects they led to, with a particular attention to the weakening of collective agreements, high levels of unemployment and the violation of fundamental social rights. I have strong reservations especially on the social aspects of the Troika’s recipes. Adjustments were clearly needed in the programme countries and in Greece in particular, but to avoid pro-cyclical aspects reforms need to be accompanied with investments. There was solidarity from Europe, but the adjustment demanded was too quick and too deep. Greece will probably emerge from the crisis this year after having survived an almost existential crisis. I think Greeks have paid a too-heavy price and I do not want to hear ever again words such as Grexit.

Many analysts say that the economic crisis can be overcome only through a re-industrialization of Europe and through a greater international competitiveness. Do you agree? How can the Parliament help this process?

I agree. Manifacturing must be the backbone of the European economy. We firstly need a horizontal strategy for industry which further strengthens the single market within Europe and which expands our markets abroad whilst giving guarantees and opportunities to our producers on issues such as property rights and public procurements. On these issues the Parliament colegislates on an equal footing with the Council and it has to give its consent to international agreements, such as in the case of TTIP with the US.Secondly we need sector specific strategy, linked with proper research fundings that bring Europe back to the lead of the productive chain: from pharmaceuticals to energy. Thirdly, we need a concerted action a Member States level, no one excluded, to relaunch credit and demand. Some avenues, such as a greater use of the European Investment Bank have been explored, but the role of Member States here is key.

Which are the priorities that you would put on the agenda if you were the President of the European Commission?

First, we must restore fairness and justness in Europe, the richest continent in the world. This includes, for example that companies pay taxes where they make huge profits. Second, the fight against youth unemployment. We mobilize 700 billion euros to stabilize the banking system. But we risk losing an entire generation. Therefore, we must do everything possible to give the youth a chance again, for example by improving educational opportunities and by resolving the credit crunch. Third, Europe must not look after every little thing and mustn’t regulate everything. Europe needs to focus on the big questions like global trade, the fight against speculation and tax evasion, climate change, migration or the fight against organised and cross-border crime.

The Italian government is going through a turbulent period. Do you fear that an early election could destabilize the whole Union? What consequences might have for the European economic recovery?

Italy is certainly going through a period of transformation and renewal, but I would not necessarily define it as turbulent. One can always find proofs to support his/her thesis, but economically we see public finances being kept under control, we see green shots of recovery and the spread stabilised under 200 basic points. With the departure of Berlusconi from the political majority and the renewal of the leadership in the Democratic Party in Renzi, coupled with the steady and intelligent stewardship of Enrico Letta, I have more reasons for moderate optimism, rather than the opposite.