Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it
“L’Europa deve cambiare radicalmente la sua impostazione sui temi economici se vuole sopravvivere. Serve una mutualizzazione del debito e gli eurobond”. Salvatore Caronna, eurodeputato del Pd, con una intervista ad Affaritaliani.it chiede un maggiore sforzo da parte di Bruxelles per rilanciare la crescita: “Se l’Europa vuole sopravvivere deve armonizzare le economie, i sistemi fiscali e le istituzioni”. E aggiunge: “L’Unione ha davanti a sé molte sfide da affrontare e un Parlamento con una forte componente euroscettica potrebbe non avere quella forza e determinazione per modificare questa Europa, che così non funziona”. E sul congresso del Pse a Roma…
Onorevole Caronna, ieri Letta, parlando davanti ai deputati italiani a Bruxelles, ha detto che questo sarà l’anno dell’Europa. Secondo lei quali sono le sfide che l’Unione deve affrontare nel 2014?
“La crescita economica. L’idea che milioni di persone siano scivolate da una condizione di relativo benessere ad una di povertà è inaccettabile e su questo l’Europa si deve impegnare. Bisogna cambiare radicalmente l’impostazione sui temi economici”.
In che modo?
“Se si vuole dare una speranza al processo di integrazione europeo bisogna immediatamente invertire le politiche di austerità. Di bilanci rigorosi ma fine a se stessi”.
Servono soldi però per questo processo…
“Certo, ed è per questo secondo me che dobbiamo mettere in comune il debito e far partire gli eurobond”.
I Paesi del Nord, i guardiani dell’austerità, sono però contrari a questo strumento. C’è una divisione tra Europa del nord e del sud?
“Le politiche di austerità hanno portato una fortissima disgregazione sociale. Questo è vero soprattutto negli Stati dell’Europa mediterranea, ma non solo. Anche in Germania si sta sempre di più facendo avanti una idea di ostilità verso l’Europa perché incapace di rispondere ai problemi delle persone”.
Una delle grandi sfide di questa legislatura sarà l’approvazione dell’Unione bancaria. Che cosa pensa di questo processo?
“Credo che l’unica chance che l’Europa ha per avere un ruolo nei prossimi dieci anni sia quella di armonizzare le economie, i sistemi fiscali e le istituzioni. Ben venga perciò tutto quello che porta ad una convergenza e ad una capacità di stare assieme”.
A maggio probabilmente ci sarà l’ingresso a Bruxelles di una forte componente euroscettica, questo fenomeno non rischia di indebolire il Parlamento proprio in un momento così cruciale per la sopravvivenza dell’Unione?
“Assolutamente sì. Fino ad oggi si è sempre dato per scontato che il processo di integrazione europea fosse inarrestabile. Così non è, e oggi c’è ne stiamo accorgendo. L’Unione europea ha davanti a sé molte sfide da affrontare e un parlamento con una forte componente euroscettica potrebbe non avere quella forza e quella determinazione per modificare questa Europa, che così non funziona. Il rischio è di non costruire l’Europa di domani”.
Questo week-end si è concluso il congresso di Sinistra ecologia e libertà, nel documento finale sembra emergere la volontà di sostenere il candidato del Gue, Alexis Tsipras. Avrebbe preferito che dall’assise di Sel emergesse un orientamento diverso?
“In verità la posizione di Sel è molto confusa. Sostengono Tsipras ma non sono contro Schulz, il candidato che noi come Pd sosteniamo. Certo sarebbe stato positivo avere una sinistra coesa. Spero che si chiariscano le idee”.
A febbraio si terrà a Roma il congresso del Partito socialista europeo. Matteo Renzi ha detto che è favorevole a fare entrare il Pd nel Pse, che cosa ne pensa?
“Credo che sia una buona notizia che metterebbe fine ad una anomalia di cui nessuno capisce il motivo. Il Pd deve entrare nel Pse se vuole avere un ruolo forte in Europa”.

