Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Affari Europei » L’Est Europa crescerà del 2,5% nel 2015. L’obiettivo? Mercato interno e innovazione

L’Est Europa crescerà del 2,5% nel 2015. L’obiettivo? Mercato interno e innovazione

L’economia dell’Europa centrale e sud-orientale dovrebbe crescere del 2,5% nell’anno in corso e del 2,9% nel 2016. A lungo termine, tuttavia, le economie europee della regione Centro-orientale si dovranno evolvere in centri produttivi più sofisticati con un più elevato valore aggiunto

L’economia dell’Europa Centrale e Sud-orientale dovrebbe crescere del 2,5% nell’anno in corso e del 2,9% nel 2016, mentre il dato per l’intera regione si attesta rispettivamente a quota 0,2% e 2,2% a causa della contrazione in Russia.

Sono questi i dati dell’ultimo “CEE Quarterly”, rapporto trimestrale sui Paesi CEE pubblicato da UniCredit Economics & FI/FX Research e dedicato all’attività economica nella regione.

Nel corso del 2015, la ripresa economica incerta nell’Eurozona e la debolezza degli scambi commerciali globali continueranno ad accentuare le differenze tra i singoli Paesi dell’Europa Centro-orientale. In particolare, si prospettano possibilità di crescita per le economie impegnate in progetti di riforme, mentre gli stati con evidenti problemi strutturali si troveranno in recessione.

“Il deprezzamento dell’euro contro il dollaro USA potrebbe favorire temporaneamente l’export dei Paesi CEE al di fuori dell’UE. Se ciò non bastasse, gli stati dell’Europa Centro-orientale potrebbero indebolire le proprie valute con tassi di cambio flessibili rispetto all’euro al fine di allentare la politica monetaria”, ha commentato Dan Bucsa, economista di UniCredit.

A lungo termine, tuttavia, le economie europee della regione Centro-orientale si dovranno evolvere in centri produttivi più sofisticati con un più elevato valore aggiunto.

Per quanto riguarda i flussi di capitale, la disponibilità di fondi UE costituisce la differenza fondamentale tra gli stati membri e altri mercati emergenti, dal momento che scarseggiano gli investimenti esteri diretti.

Nel 2015, gli ultimi arrivati nell’Unione potrebbero perfino superare i Paesi periferici in termini di quota di mercato dell’export intraeuropeo grazie a fattori quali i minori costi di produzione, mercati del lavoro più flessibili, prossimità geografica e fisco più leggero.

Oltre alle elezioni in Grecia e alle prospettive di crescita incerte nell’Eurozona, un ulteriore problema di non poco conto per i Paesi CEE è rappresentato dalle sanzioni internazionali contro la Russia. Questi provvedimenti potrebbero essere ritirati se i 28 stati membri dell’UE non raggiungeranno un accordo sulla loro proroga. Nel caso in cui le sanzioni commerciali venissero parzialmente revocate, a sua volta la Russia potrebbe allentare le restrizioni sulle importazioni di generi alimentari.

Negli stati membri più recenti dell’UE, la tenuta della crescita dipenderà in larga misura dai fattori che trainano consumi e investimenti, i cui effetti si sono già visti nel 2014, e nello specifico la bassa inflazione, lo sviluppo dinamico dei mercati del lavoro e politiche monetarie accomodanti.