In occasione della festa della donna l’Eurostat ha reso pubblica una ricerca a livello europeo sulle differenze tra uomo e donna in campi diversi, dall’istruzione, al lavoro ai salari. I risultati più sorprendenti riguardano la fertilità. Il numero di figli per donna vede le percentuali più alte in Irlanda e Francia (2,01), Gran Bretagna (1,92), Svezia (1,91) e Finlandia (1,80), con l’Italia indietro a 1,43. Il dato interessante è che nella top ten degli Stati con il maggiore grado di fertilità è alto anche il grado di impiego femminile. Viene così sfatato il mito secondo il quale le donne che lavorano di più fanno meno figli. Anzi, risulta vero il contrario.
Parlando di fertilità quello che conta di più è il livello di protezione e assistenza sociale che in alcuni Paesi aiuta le donne lavoratrici ad essere madri. La percentuale di occupazione femminile nell’Europa a 28 si attesta al 58,5%, mentre gli uomini al 69,6%. In Italia la differenza è 66,5% a 47,1%, una delle più alte dell’intera Unione. Le disparità più lievi sono in Lituania (61.8% a 62.2%), Finlandia (68.2% a 70.5%), Lettonia (61.7% a 64.4%) e Svezia (71.8% a 75.6%).
Una piccola consolazione c’è: nel lavoro part-time sono le donne a farla da padrone. La proporzione è di 31,9% per le donne e 8,4% per gli uomini. Un’altra differenza sostanziale sta nel livello retributivo. Le donne infatti sono pagate meno, in media del 16,4%, anche se in questo caso l’Italia si posiziona meglio degli altri Stati essendo ‘solo’ del 6,7%.
Dai dati risulta anche che gli uomini sono più ‘asini’ delle donne. Secondo l’Eurostat infatti il tasso di abbandono scolastico per le donne è del 10.9% e di 14.4% per gli uomini. Le differenze più grandi sono in Portogallo (14,3% e 27,1%), Malta (17,6% e 27,5%), Cipro (7% e 16,5%), Lettonia (6,3% e 14,7%) e Spagna (20,8% e 28,8%). Le differenze minori invece in Austria (7,3% e 7,9%), Bulgaria (13,0% e 12,1%), Croazia (3,6% e 4,6%), Repubblica Ceca (4,9% e 6,1%) e Romania (16,7% e 18,0%).

