Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
Onorevole Affronte, lei è da sempre molto attento al tema dello sfruttamento energetico dell’Adriatico, ci può fare un quadro della situazione?
“Alcuni anni fa l’Italia ha assegnato delle concessioni petrolifere che però, al momento, non sono ancora sfruttate. Le cose potrebbero cambiare a breve, perché con lo Sblocca Italia il governo ha creato un ambiente vantaggioso per le trivellazioni. Dall’altra parte dell’Adriatico invece, la Croazia ha appena assegnato dieci concessioni e sembra andare spedita verso uno sfruttamento delle riserve sottomarine”.
Perché il Movimento 5 Stelle è contrario a nuove trivellazioni in Adriatico?
“Siamo preoccupati prima di tutto per le ricadute ambientali. Anche se non dovessero accadere degli incidenti, che pure accadono, estrarre il petrolio genera inquinamento. Ci sarebbero quindi effetti sulla salute dei cittadini, oltre ad un risvolto negativo sulla pesca e sul turismo, di cui tutta la zona vive”.
Ci sono altre motivazioni?
“Negli ultimi anni le compagnie petrolifere hanno visto diminuire i profitti a causa di un aumento delle energie rinnovabili e di una diminuzione dei consumi energetici degli italiani. Fenomeno dovuto alla crisi e ad un cambiamento degli stili di vita. Guarda a caso in concomitanza c’è stata l’eliminazione di tutti gli incentivi alle rinnovabili e un cambio di rotta della politica che ora spinge verso il petrolio”.
Di quali governi parla?
“Di quello Monti e Letta. Ma è con lo Sblocca Italia, varato dal governo Renzi, che il rischio di nuove trivellazioni nell’Adriatico si è fatto più concreto”.
In Croazia però stanno per iniziare a trivellare. Se ci fossero dei problemi ne risentiremmo anche noi, perché fermarsi allora?
“Potrei anche accettare questo ragionamento se parlassimo effettivamente di una risorsa. Ma nell’Adriatico, dice il Cnr, al ritmo di produzione attuale, il petrolio durerebbe al massimo 15 mesi. Vogliamo davvero rischiare così tanto per così poco?”.
Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina avete percepito un pressing da parte dell’Unione europea sul tema dell’indipendenza energetica da Mosca?
“Già prima della guerra in Ucraina uno degli obiettivi dell’Unione era quello di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico. Il rischio, come tutti sanno, è che Mosca chiuda i rubinetti. La crisi ucraina ha certamente accelerato questa tendenza. Bisogna però anche ricordare che Juncker ha detto che l’Europa deve diventare leader mondiale nelle energie rinnovabili”.
State facendo qualcosa a Bruxelles per fermare le trivelle in Adriatico?
“Abbiamo presentato una interrogazione alla Commissione a luglio, ma ci hanno risposto che gli Stati sono liberi di gestire le loro risorse energetiche come preferiscono. Quello che facciamo ora è cercare di informare le persone e sollevare il problema in sede europea per tenere alta l’attenzione”.
