Nigel Farage non poteva sperare in un assist migliore provenire da un amico così inaspettato. La decisione dell’Unione europea di modificare il metodo per il calcolo del Pil ha portato Bruxelles a chiedere a Londra 2,1 miliardi di nuove tasse. Una bastonata che il premier Cameron si è affrettato a definire ‘illegittima’, ma che ha avuto i suoi effetti sul campo politico.
Mentre in questi giorni si moltiplicano i contatti tra il governo britannico e la Commissione Ue per trovare un punto di mediazione, i sondaggi registrano un boom di consensi per il partito euroscettico di Farage. Secondo il quotidiano Independent, il partito alleato con il Movimento 5 Stelle raccoglierebbe ora il 19 per cento dei consensi, quattro punti in più rispetto al mese scorso e un punto in più rispetto al massimo storico finora raggiunto dal partito a giugno.
Un boom che ha messo nell’angolo il premier conservatore che ormai da mesi cerca di rincorrere l’avversario sul suo stesso terreno. Cameron ha infatti sposato una politica euroscettica nel tentativo di tamponare l’emorragia di voti. Ma la sua strategia non ha funzionato. I Conservatori rimangono il primo partito con il 30 per cento dei consensi ma calano di cinque punti rispetto al mese scorso. Allo stesso livello anche i Laburisti che però scendono al livello più basso di consensi da quando Ed Miliband ha assunto la leadership. Giù di un punto anche i consensi dei LibDem, al 9 per cento, mentre tengono i Verdi al 4 per cento.
Intanto le elezioni generali si avvicinano e lo spettro del referendum per l’uscita dell’Inghilterra dall’Europa incombe come un macigno. Una cosa è certa, la prossima campagna elettorale sarà giocata su due temi: l’immigrazione e i rapporti con l’Unione europea.

