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La Bce chiude i rubinetti alle banche, ma la Grecia tira dritta

La Bce chiude i rubinetti alle banche, ma la Grecia tira dritta
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La Bce ha annunciato che non permetterà oltre alle banche greche di utilizzare i suoi titoli di stato quale garanzia per approvvigionarsi di nuova liquidità. Lo ha deciso il direttivo dell’Eurotower. Alla Grecia fu concessa tale possibilità con una deroga nel 2010

All’indomani della doccia gelata arrivata dalla Bce, che ha deciso ieri di non accettare piu’ oltre l’11 febbraio titoli del debito pubblico greco come collaterale per i suoi prestiti, Atene tira dritta per la sua strada. “Non ricattiamo nessuno e non ci faremo ricattare” fa sapere un fonte del governo ellenico. Mentre il ministero delle Finanze assicura in una nota che l’esecutivo “resta deciso nell’obiettivo del suo programma di salvezza nazionale approvato dal voto del popolo greco”.

L’intento e’ quello di “convergere verso una politica europea che mettera’ fine alla crisi dell’economia sociale greca”, spiega il ministero, assicurando che la decisione della Bce “non avra’ ripercussioni negative” sul sistema finanziario del paese, che resta “totalmente protetto”. La liquidita’ e i finanziamenti al sistema bancario, dice il portavoce del governo Gabriel Sakellaridis, “sono assicurati e non c’e’ ragioni di inquietarsi”. Secondo Sakellaridis la mossa di Francoforte e’ “un mezzo di pressione politica” nei confronti dell’Eurogruppo per decidere una rinegoziazione del debito. “Occorre avere – aggiunge – la volonta’ di discutere, di trovare un terreno d’intesa per concludere nuovi accordi” tra la Grecia e i suoi partner. Atene vorrebbe un “accordo transitorio” in attesa che ci sia una vera discussione sul debito.

E dall’Europa il commissario agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici, ribadisce che: “Tutti vogliamo una soluzione e siamo tutti d’accordo che la Grecia deve rimanere nell’Eurozona, allo stesso tempo pero’ tutti i partner vogliono anche che gli impegni siano rispettati”. Tuttavia se il presidente francese, Francois Hollande, fa sapere che “il ruolo delle Francia e’ quello di trovare una soluzione, di contribuire a un accordo”, nel “rispetto del voto greco” e delle “regole europee”.

Il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, esorta la Bce ad essere “molto rigorosa” nel garantire fondi di emergenza alle banche, accentuando la pressione sugli istituti di credito ellenici. “L’Ela – dice Weidmann – dovra’ essere concesso solo a breve e per banche solventi”. “Sono dell’idea – aggiunge – che dovremo applicare standard molto rigorosi con l’Ela. Se questo avra’ conseguenze per la stabilita’ finanziaria allora i politici dovranno farsene carico”. “Governi a Parlamenti – conclude Weidmann – devono prendere decisioni su come e quando mantenere in piedi le banche, o farle fallire. Dopo tutto si tratta di una faccenda che riguarda i contribuenti”.

Una distanza, quella tra Grecia e Germania, confermata, se ce ne fosse bisogno, dalla battuta il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble: “Siamo d’accordo nell’essere in disaccordo”, ha detto al termine dell’incontro con il collega greco Yanis Varoufakis. Mentre quest’ultimo ha sottolineato che “la Grecia resta un paese dell’area euro” e che Atene “ha bisogno del supporto politico, tecnico e morale dei suoi partner europei”.