A Bruxelles si riunisce oggi, in sessione straordinaria, l’Eurogruppo, formato dai ministri dell’Economia dell’area euro. Sul tavolo il dossier più scottante di tutti: la rinegoziazione del debito pubblico della Grecia.
Yanis Varoufakis presenterà le sue richieste, che già nei giorni scorsi erano trapelate dai molti incontri avuti dal ministro dell’Economia greco con gli omologhi di Italia, Francia e Germania. Sostanzialmente Atene chiede che il programma della Troika finisca a febbraio (la sua scadenza naturale) e che Commissione e Bce facciano un prestito ad Atene mentre Tsipras rinegozia i debiti ellenici con i creditori internazionali. Il premier vuole dimostrare ai cittadini di aver raggiunto da subito dei risultati e di aver cacciato la Troika dal Paese.
Le richieste greche però si scontrano con il no di quasi tutti i paesi europei, contrari per varie ragioni a fare concessioni ad Atene. La Germania e i paesi scandinavi sono sulle barricate, convinti che aperture sarebbero un premio all’azzardo morale di Atene, che negli anni passati a truccato i conti pubblici per poter continuare a fare debito. L’Italia e la Francia hanno paura di regalare una vittoria a Tsipras, con il rischio di vedere crescere il consenso della sinistra radicale ed euroscettica. Mentre Paesi come il Portogallo, che hanno ingurgitato fino in fondo la ricetta della Troika, non vogliono concedere sconti a nessuno.
Anche a Bruxelles sono restii a rivedere gli accordi con Atene. Le Istituzioni Ue preferirebbero una proroga dell’attuale programma, piuttosto che un prestito ponte e nuove negoziazioni che porterebbero con sè instabilità politica ed economica. In questo scenario si inserisce la decisione di Mario Draghi di bloccare i prestiti alle banche greche. Una mossa vista da molti come un ricatto, ma che nasconde la volontà di accelerare i tempi per arrivare ad una soluzione nel più breve tempo possibile, positiva o negativa che sia.

