Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Affari Europei » La Lituania oscura una emittente russa. “Fa propaganda”. Mosca si appella all’Ue

La Lituania oscura una emittente russa. “Fa propaganda”. Mosca si appella all’Ue

La Lituania oscura una emittente russa. “Fa propaganda”. Mosca si appella all’Ue
russia planeta
Vilnius chiude una emittente controllata dal Cremlino: “Distorce le notizie sull’Ucraina e fa propaganda”. Mosca protesta e si appella all’Unione europea: “Bruxelles intervenga contro la censura della lituania”. Il caso

Stop di sei mesi in Lituania per il canale Russia Planeta, una emittente controllata dal Cremlino che trasmette i suoi programmi in lingua russa in molti Stati baltici. La Commissione radiotelevisiva lituana, organo di controllo delle emissioni, ha infatti deciso di oscurare il segnale accusando l’emittente di riportare notizie false sulla guerra in Ucraina e di fare propaganda filo-russa.

Registrata in Svezia ma diffusa in molti stati baltici, Russia Planeta ha come azionista la compagnia  televisiva di Stato russa, VGTRK, ed è seguita soprattutto dalle minoranze russofone che abitano le tre Repubbliche baltiche.

In Lituania sono il sei per cento della popolazione e Vilnius teme che il Cremlino possa influenzare le loro opinioni, spingendoli su posizioni anti-Ue. Un rischio che il governo lituano non vuole correre, visto che è in prima fila all’interno dell’Unione europea nel contrasto all’espansionismo russo.

Ma la reazione del Cremlino non si è fatta attendere. “E’ una situazione estremamente pericolosa. Sono state usate tattiche repressive contro i media e c’è una persecuzione dei giornalisti”, denuncia il governo di Mosca. “C’è una censura politica completa che è incompatibile con gli ideali di uno stato democratico”.

La richiesta della Federazione è che ad intervenire sia l’Unione europea e che intimi a Vilnius di eliminare il blocco delle trasmissioni. “Serve una rapida risposta pubblica da parte di Bruxelles e del rappresentante dell’Osce per la libertà dei media”, continua il governo.