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No Tax Area, il Lussemburgo ci ricasca. Aperto un maxi porto franco del lusso

Il Lussemburgo dice addio al segreto bancario. E mentre la tegola di LuxLeaks si abbatte su Juncker, il governo inaugura un mega porto franco dove i ricchi potranno vendere e comprare opere d’arte, senza pagare un euro di tasse

Qualcuno potrebbe dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il Lussemburgo, Paese con il reddito pro capite più alto al mondo, ha da poco inaugurato un mega porto franco all’interno dell’aeroporto della capitale nel quale i ricchi di tutto il mondo potranno recarsi per vendere o acquistare opere d’arte, gioielli, macchine di lusso e bottiglie di vino rare. Il tutto, come nella migliore tradizione del Granducato, senza pagare le tasse.

Il primo gennaio infatti il Lussemburgo dovrà dire addio al segreto bancario che, in parte, ha fatto la fortuna di un Paese con una concentrazione di banche da fare invidia alla Svizzera. E così il governo ha pensato di correre ai ripari per mantenere l’afflusso di capitali esteri.

Ad annunciare l’addio al segreto bancario era stato proprio l’ex premier e ora presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker. “Possiamo senza pericoli introdurre lo scambio automatico di informazioni a partire dal primo gennaio 2015″, aveva annunciato. Chi l’avrebbe detto che qualche anno dopo sarebbe finito al centro della bufera per il sistema di agevolazioni alle grandi multinazionali che portavano i loro guadagni i Lussemburgo per pagare tasse irrisorie.

“Il Freeport risponde alle esigenze del mondo dell’arte globalizzato”, ha spiegato Yves Bouvier, il padrino del progetto. “I collezionisti ed investitori non troveranno un posto migliore per albergare, mostrare e scambiare le loro opere e beni di valore in tutta sicurezza”. Un progetto legittimo, come ce ne sono altri nel mondo (soprattutto ad Hong Kong e Singapore), ma che per molte Cancellerie rappresenta solo un altro tentativo del Granducato di attrarre i frutti dell’evasione fiscale.