Slovenia, Croazia e Serbia hanno cominciato oggi ad applicare le restrizioni alla frontiera per restaurare la normativa Schengen, il che suppone la chiusura effettiva della rotta dei Balcani per i rifugiati. La misura non ha previsto alcuna modifica alle frontiere di questi Paesi perché i rifugiati arrivano con il contagocce dopo la chiusura della frontiera della Macedonia con la Grecia alla fine di febbraio. “A partire dalla mezzanotte non esiste più come finora la migrazione attraverso la rotta dei Balcani”, ha indicato nella notte il ministero sloveno dell’Interno.
In questo modo, questi Paesi non permetterano il passaggio di grandi contingenti di rifugiati in treno o autobus, come successo negli ultimi mesi, e ogni persona sarà sottoposta a un controllo individuale. Potranno entrare in Slovenia “solo gli stranieri che rispettino i requisiti per entrare nel Paese”, cioè quelli con i passaporti e i visti validi per la zona Schengen. Inoltre potranno entrare nel Paese quelli che abbiano l’intenzione di chiedere asilo e a quelli che, in base a un’indagine personale, venga concesso i passaggio per ragioni umanitarie.
Ma la crisi arriva anche a Nord. I Paesi Baltici stanno raffornzano i controlli ai propri confini con la costruzione di diverse barriere per impedire la formazione di una nuova rotta che attraverso Russia e Bielorussia possa arrivare verso l’Europa. D’altra parte lo scorso anno circa 6mila richiedenti asilo sono arrivati in Finlandia e Norvegia passando, appunto, dalla Russia. Lettonia ed Estonia hanno iniziato a recintare i confini con la Russia mentre la Lituania ha disposto centinaia di guardie di frontiera.

