La reintroduzione dei controlli alle frontiere interne dello spazio Schengen deve durare solo il tempo strettamente necessario per superare le emergenze. L’obiettivo dell’Ue, e dei paesi che decidono la deroga al principio della libera circolazione in via eccezionale, è quello “di tornare al più presto alla normalità” e questo potrà avvenire con un controllo maggiore dei confini esterni, che ridurrà i flussi dei migranti in arrivo: è nell’interesse dei cittadini ma anche delle attività economiche europee. Lo ha detto, al termine della riunione con i rappresentanti dei governi di Svezia, Danimarca e Germania, il commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos.
“Siamo tutti d’accordo che Schengen e la libera circolazione delle persone devono essere salvaguardate, sia per i cittadini che per le imprese”, ha sottolineato. Dopo gli annunci di Svezia e Danimarca, che nei giorni scorsi hanno reintrodotto i controlli su chi entra nei paesi dalle frontiere interne, Avramopoulos ha aggiunto di non avere informazioni sulla possibile intenzione del governo italiano di voler controllare i confini con la Slovenia.
“Le misure decise erano necessarie – ha spiegato il ministro svedese all’immigrazione, Morgan Johannson – ma siamo tutti d’accordo che non dureranno più a lungo dello stretto necessario”. La Svezia, che nei giorni scorsi ha introdotto la regola dei controlli di identità obbligatori per tutti quelli che entrano nel paese attraverso qualsiasi mezzo di trasporto, ha recentemente superato tutti i record di accoglienza di richiedenti asilo (115 mila nei 4 ultimi mesi, ha ricordato il ministro) ed è storicamente il paese europeo che accoglie più immigrati in proporzione al numero di abitanti.
Ma il problema è che nel frattempo il sistema delle quote non funziona. “Ora cominciamo ad avere dei problemi nella gestione dei flussi” ha ammesso sempre Johansson. “Serve una politica europea di condivisione delle responsabilita’”. Il meccanismo di redistribuzione, ha ricordato il segretario di Stato tedesco all’immigrazione, Ole Schroeder, “non sta funzionando”.
Secondo gli ultimi dati, solo 272 rifugiati sono stati ricollocati da Italia (190) e Grecia (82) su un totale di 160 mila previsto dal piano di Bruxelles. Un numero infinitesimale soprattutto se lo si rapporta al target già molto basso che era stato fissato, vale a dire 160 mila migranti da trasferire in due anni a fronte di oltre 700 mila sbarchi in Grecia e 150mila in Italia, solo nel 2015. Anche l’introduzione dei nuovi “hotspot” procede a rilento. In Italia hanno aperto due centri sui sei previsti. In queste condizioni la salvaguardia di Schengen, obiettivo di Bruxelles, è sempre più difficile.

