“Sull’altare di Dublino si sta rischiando di sacrificare Schengen. Bisogna a tutti i costi superarlo”. Lo ha detto qualche giorno fa il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. E sembra che l’Unione Europea sia pronto ad ascoltarlo. Già, perché secondo i Paesi Bassi, per i prossimi sei mesi alla guida dell’Unione, “si impone una discussione” sul tema. La presidenza olandese spinge molto sul tema e lo ha messo in cima alla lista delle cose da fare.
“Gli accordi in questo momento non funzionano, non sono realistici e sapevamo che queste normative avrebbero fallito perché se si dice che solo i Paesi di prima entrata hanno la responsabilità dell’accoglienza, il sistema non poteva che fallire”, ha affermato il ministro per l’Immigrazione Klaas Dijkhof. Ora, secondo la presidenza olandese occorre “cambiare rotta”, perché “la pressione è aumentata e il sistema non è più gestibile”. Non si tratta, specifica Dijkhof di “gettare dalla finestra tutte le normative, ma gli accordi vanno rivisti ponendo l’accento sulla condivisione degli oneri e sulla solidarietà”.
La presidenza olandese prova a sferza gli Stati membri, sottolineando che le decisioni prese negli ultimi mesi sono “rimaste sulla carta, mentre l’attuazione langue”. I Paesi Bassi, che si dicono “frustrati dalla lentezza dei trasferimenti dei rifugiati”, individuano nel tema dei ricollocamenti uno degli aspetti centrali del problema e insistono sulla necessità della registrazione dei migranti, dell’inserimento delle impronte in un sistema comune, sottolineando che purtroppo su questo, soprattutto in alcune isole della Grecia, si deve ripartire da zero.
Altro tema sul quale la presidenza di turno insisterà è quello della guardia di frontiera europea. “Durante la presidenza vogliamo raggiungere almeno una dichiarazione in Consiglio su questo punto”, spiega il ministro, secondo cui fare progressi sull’accoglienza è “un compito cruciale per il futuro della cooperazione e dell’Unione Europea”. Il lavoro da fare è tanto, anzi tantissimo.

