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Molestie sessuali al Parlamento francese. La denuncia: “Vige la cultura del silenzio”

Sguardi-scanner, battute sull’abbigliamento, doppi sensi, fino ad arrivare a vere molestie. L’Assemblea nazionale francese è scossa dalle rivelazioni di alcune assistenti parlamentari. E tra di loro ci sono anche alcuni ragazzi. Il caso

Uno sguardo insistente, una sbirciata alla scollatura o una battuta a doppio senso. Ma anche sms erotici e allusioni pesanti. Il Parlamento francese è scosso dalle rivelazioni di alcune assistenti parlamentari che hanno raccontato ad un giornalista dell’Huffington Post il “sessismo di tutti i giorni” che sono costrette a subire al lavoro.

La pratica sembra essere alquanto comune, anche se i rappresentanti degli assistenti chiedono che “non si generalizzi”. Ma a giudicare dai racconti il fenomeno è molto diffuso. Per la maggior parte delle ragazze sono piccole molestie sopportabili, anche se non accettabili. Le veterane ci passano sopra e quando si esagera hanno il coraggio per farsi sentire. “Ma per le più giovani è difficile farsi valere”, racconta l’assistente di un deputato.

“Porti la giarrettiera?”, “verresti in un locale di scambisti?”. Sono alcuni dei messaggi inviati alle ragazze che, in alcuni casi, si sono sentite raccomandare “di perdere peso”. In molti non sopportano queste ‘attenzioni’ e semplicemente lasciano il posto di lavoro. E’ raro infatti che si sporga denuncia, un po’ per paura, un po’ per vergogna. E ci sarebbero anche dei ragazzi che avrebbero ricevuto delle attenzioni poco gradite.

“E’ il segreto di Pulcinella”, dicono tutti nei corridoi dell’Assemblea nazionale. “Qui è sempre stato così, è un ambiente maschilista e patriarcale”. Per molti deputati le assistenti diventano quasi delle mamme-mogli che gli sistemano le camicie, gli suggeriscono quale cravatta indossare e gli risolvono i piccoli problemi della vita di tutti i giorni. Un comportamento, dice qualcuno, che ha distrutto il distacco professionale del rapporto datore di lavoro-dipendente.

La riprova è che una ragazza, oggetto di ‘attenzioni particolari’, si è vista prima mobbizzare e poi licenziare quando ha detto al suo capo di aver deciso di sposarsi. Già, perché nonostante le assistenti siano pagate dallo Stato, il loro datore di lavoro è il deputato che può decidere in piena autonomia se tenerle o cacciarle.

D’altronde un recente studio della Commissione europea ha rivelato come in Europa ci siano ancora profonde divergenze di genere in ogni aspetto della vita quotidiana. Se a livello scolastico la parità è vicina, nel mondo del lavoro le differenze sono abissali, con paesi come la Francia o l’Italia molto indietro rispetto a Danimarca o Norvegia.