Di Tommaso Cinquemani
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Onorevole Moretti, come ha saputo della sua candidatura alle Europee?
“Renzi mi ha mandato prima un paio di messaggi e poi mi ha chiamato per chiedere la mia disponibilità a correre per il Pd come capolista nel Nord est”.
Secondo gli ultimi sondaggi il Pd porterà a Bruxelles il maggior numero di deputati, secondo lei quali dovrebbero essere le priorità del Partito democratico nel prossimo Parlamento europeo?
“Prima di tutto imprimere una svolta radicale alle politiche europee che fino ad oggi sono state di centrodestra. Dobbiamo superare l’austerity e il rigore fine a se stesso. Serve invece un investimento nello sviluppo e nell’innovazione e mettere al centro delle politiche comunitarie la solidarietà tra Stati”.
Chiederete di modificare il patto di stabilità?
“Certamente sì. L’Europa deve riconoscere che gli investimenti in ricerca e innovazione non possono essere messi sullo stesso piano della spesa corrente e quindi non devono essere conteggiati al fine di valutare il rispetto dei limiti di bilancio. Serve poi una politica che tenga conto degli sforzi che ciascuno Stato ha fatto”.
Lei, da veneta, che cosa porterà in Europa?
“Io rappresenterò le istanze del Nord est, quindi l’impresa, la voglia di mettersi in gioco, la promozione dell’innovazione, del made in Italy e del rispetto dell’ambientale”.
Spesso le posizioni italiane sono opposte rispetto a quelle tedesche. Riuscirete a spostare l’asse europeo più a favore dei Paesi mediterranei?
“Lo riusciremo a fare se vincerà il Partito socialista europeo, di cui il Pd fa parte. Per troppo tempo siamo stati condizionati da chi guidava l’Europa, adesso abbiamo l’opportunità di cambiare verso. La partita è ambiziosa, anche a fronte delle spinte indipendentiste e autonomiste che vengono alimentate da una politica demagogica che alcuni partiti portano avanti”.
A chi si riferisce?
“Mi riferisco alla Lega Nord che è sempre stata in Europa in una posizione di comando, ma che in questi anni non ha mai fatto nulla per migliorare la situazione delle imprese e dei cittadini”.
In questa campagna elettorale la maggior parte dei partiti gioca a dare addosso all’Europa. Quali possono essere le conseguenze per l’Italia e per il ‘sogno’ europeo?
“Non credo che queste forze possano minare le basi dell’Europa, anche perché i cittadini italiani sapranno scegliere in maniera consapevole per chi votare”.
Non c’è il rischio che vinca chi vuole uscire dall’euro?
“Non credo. Uscire dall’euro sarebbe un disastro. E’ stato illuminante Romano Prodi quando ha detto che avremmo i Btp svalutati del 40%, un crollo del sistema bancario, fortissimi dazi sui nostri prodotti e una calo del potere di acquisto dei cittadini. Dobbiamo dire alle persone che finiremmo come l’Argentina”.
Lei è a favore di una riforma della Bce sullo stile della Fed statunitense?
“Assolutamente sì, bisogna cambiare profondamente l’Unione europea, anche nel ruolo della Banca centrale”.
Per riformare i Trattati e introdurre misure, come la riforma della Bce, servono tempi lunghi. Il rischio è che nel frattempo l’economia italiana e quella di molti Stati europei collassi. Come si può tamponare la situazione nell’immediato?
“Credo che alcune misure possano essere adottate subito. Inoltre i segnali di crescita già ci sono, anche se deboli. Spero che si vada verso una crescita complessiva di tutta l’Europa e che, assieme alle riforme, si arrivi a costruire una Europa forte e giusta”.
