Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it
In questi giorni la guardia costiera italiana ha salvato centinaia di migranti provenienti dal Nord Africa. Molti sono però le vittime degli scafisti. L’Europa sta facendo abbastanza per supportare l’Italia?
“Bruxelles non sta facendo abbastanza. In questi anni non si è considerata l’immigrazione come una politica europea, come invece dovrebbe essere. L’Italia deve essere capace di fare alleanze in Europa perché questo tema, che tocca noi come paese al confine, ma che riguarda tutti, sia affrontato comunemente. In questi anni hanno vinto gli egoismi nazionali e si è perso il principio di solidarietà nell’affrontare i problemi”.
La Commissione non può intervenire sul tema dell’immigrazione perché gli Stati nazionali hanno voluto mantenere per sé l’esclusività della materia. Come se ne esce?
“Fino ad oggi ha vinto l’Europa degli Stati che è il contrario di quello che noi vogliamo costruire: gli Stati Uniti d’Europa. I Paesi membri dovrebbero fare un passo indietro sul tema dell’immigrazione che è una questione che può essere affrontata esclusivamente in maniera collettiva”.
Attraversiamo un momento in cui la tendenza degli Stati Nazionali è di chiedere indietro una parte della sovranità precedentemente data all’Europa. E verosimile che su un tema così sensibile come l’immigrazione gli Stati cedano maggiore sovranità all’Ue?
“E’ l’unico modo per affrontare in maniera risolutiva la questione immigrazione. E’ poi questa non è una tendenza generale degli Stati, ma di alcuni partiti, che spesso esasperano delle posizioni per rispondere a delle necessità di campagna elettorale”.
La Germania ha accolto l’anno scorso 128mila richiedenti asilo, la Francia 65mila e l’Italia 28mila. Qualcuno potrebbe dire che questi paesi stanno già facendo la loro parte. E’ così?
“Non è questo il punto. Un conto sono i richiedenti asilo e un conto sono i migranti che rischiano la vita attraversando il Canale di Sicilia per chiedere asilo. Noi siamo in una fase di emergenza umanitaria e abbiamo bisogno che l’Europa sia presente in questa fase”.
In quale modo?
“Attraverso una politica comunitaria condivisa su accoglienza, respingimenti e ricollocamento. Non devono essere solo i paesi confinanti come l’Italia a sobbarcarsi il peso, anche economico, di gestione della crisi”.
L’Europa ha stanziato nei prossimi sette anni mezzo miliardo di euro per l’Italia. Le risorse sembrano non mancare…
“Non è solo un tema di quante risorse sono stanziate. I soldi devono essere spesi in maniera efficiente e coordinata tra gli Stati. Ci deve essere una progettualità comune per massimizzarne l’impatto”.

