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Napolitano: “Sull’Europa indietro non si torna”

Sull’Europa non si torna indietro. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a poco più di un mese dalle elezioni europee, conferma con forza la propria fede nell’Unione europea, contrasta le spinte antieuropeiste e ripercorre la storia dell’Unione, dal dopoguerra alla nascita della Comunità fino ad ogg

L’inquilino del Colle precisa: il nostro debito pubblico, che pesa per 80 miliardi di spesa per interessi ogni anno, deve essere ridotto “non perché ce lo chiede l’Europa ma per i nostri figli”. Perché non deve pesare sulle loro spalle.

Il Presidente ha rilasciato un’intervista a Fabio Fazio sulle tematiche europee, andata in onda ieri sera a “Che tempo che faq” su Rai Tre. L’intervista prende spunto dal libro “La via Maestra. L’Europa e l’Italia nel mondo” che raccoglie una serie di colloqui del Capo dello Stato con il giornalista Federico Rampini.

“Io – ha detto il presidente rispondendo alle domande di Fazio – non credo ad un’Europa che torni indietro, anche con tutti coloro che arrivassero da euroscettici al Parlamento europeo; forse qualcuno sarebbe anche conquistato da una conoscenza diretta, da una partecipazione diretta, poi ormai quello che si è costruito nei rapporti tra le società, tra le economie, tra le culture e anche tra i sistemi giuridici non può essere distrutto nemmeno da parte di chi lo voglia accanitamente”.

“‘Ce lo chiede l’Europa – ha proseguito il capo dello Stato – non è una cattiva parola però suscita molti equivoci nel senso del significato più nobile o nell’uso più nobile che ne è stato fatto. Fu adoperata anche da uomini di governo italiani europeisti i quali ritenevano che per sbloccare certe situazioni in Italia, per determinare cambiamenti che erano necessari ma che tardavano a venire, occorresse una sollecitazione, una richiesta, una frusta dell’Europa”.

“Quando si parla di necessità assoluta di ridurre il debito nostro, il debito pubblico in Italia, non si dice abbastanza che lo si deve fare non perché ce l’ha chiesto l’Europa ma perché è un dovere verso i giovani. Quando diciamo che dobbiamo sbarazzarci di questo fardello – ha aggiunto Napolitano – pensiamo soprattutto a loro, perché in Italia si è stati bravissimi nel gestire questa montagna di debito pubblico, bravissimi nel regolare le emissioni di titoli pubblici, nel controllare i tassi di interesse, ma ce lo portiamo sempre sulle spalle. Se lei pensa che oggi 80 miliardi di euro in un anno vanno pagati per gli interessi sui titoli del debito possiamo lasciare questo fardello sulle spalle dei giovani? Quindi, non solo ai giovani bisogna aprire delle prospettive di realizzazione e di lavoro, ma bisogna anche garantire che non debbano continuare a pagare per il debito che hanno contratto le generazioni più anziane”.