La presidenza italiana del Consiglio Ue non riesce a trovare un accordo sul Made In, un provvedimento fortemente voluto dalle imprese italiane e caldeggiato da Confcommercio e Confindustria. La proposta di regolamento prevede di inserire obbligatoriamente il Paese di origine nell’etichetta dei prodotti non alimentari. Un provvedimento che avrebbe aiutato le imprese nostrane a spendere meglio il brand del Made In Italy.
Passa invece la linea dilatoria dei Paesi nordici che preferiscono non dare risalto al luogo di origine dei prodotti, non potendo contare su un brand forte. Come ha spiegato al termine dell’ultimo Consiglio Competitività a presidenza italiana il ministro Federica Guidi, per l’inizio del 2015 è atteso uno studio della Commissione sull’impatto che un accordo su questo tema potrà avere sull’economia europea. Proprio la scelta di chiedere un approfondimento è stata usata dalla Germania per rimandare un provvedimento che si trascina da mesi.
“Pensiamo di aver ottenuto risultati importanti durante questa presidenza – ha detto il ministro – non era facile ottenere di più, considerando che nel frattempo, durante il nostro semestre c’è stato un radicale cambiamento istituzionale comunitario”.
Il tema, ha ricordato, è quello di una revisione dell’articolo 7 del regolamento sulla sorveglianza dei prodotti. “Abbiamo mantenuta altissima l’attenzione degli organismi Ue su questo dossier; in aprile il Parlamento aveva espresso un parere favorevole alla proposta della Commissione con il nostro sostegno, mentre al Consiglio di settembre avevamo dato un mandato alla Commissione per uno studio di impatto per il ‘made in’, che credo sarà pronto nei primi mesi del 2015”.
L’Italia, ha aggiunto, ha lavorato a una proposta di compromesso, discutendo con gli altri paesi e “in particolare con il governo tedesco”, che faccia leva “sulla riparametrazione dei campi di applicazione e sull’introduzione di clausole di revisione o altri criteri alternativi per individuare l’origine dei prodotti”. Sulla base del rapporto di Bruxelles, l’Italia continuerà a dare il suo contributo per arrivare a “un accordo sull’intero pacchetto, frenato dall’impasse su questo specifico punto”, anche nel prossimo semestre, ha assicurato il ministro Guidi.

