Matteo Renzi è preoccupato. Come sempre sono i conti pubblici a dargli qualche grattacapo. Questa volta però a peggiorare la situazione c’è la Russia e la crisi in Ucraina. Se in Consiglio europeo si dovesse decidere per nuove sanzioni, Mosca potrebbe rispondere con un embargo più esteso dei prodotti italiani, con un danno potenziale da dieci miliardi di euro. Un bel buco per i bilanci italiani che giocano su cifre decimali per rimanere sotto il tetto del 3% imposto dai Trattati Ue.
La situazione in Ucraina dell’est raggiunge ogni giorno nuovi livelli di tensione. Dopo il coinvolgimento diretto di Mosca nel conflitto con l’uso di carri armati e soldati (ampiamente suffragato da foto aeree della Nato e da testimonianze dirette), i leader dei 28 Paesi europei hanno aperto a nuove sanzioni dando mandato alla Commissione europea di stilare una lista di settori in cui intervenire. L’elenco sarà reso pubblico solo mercoledì, ma dal palazzo Barlaymont trapela qualche indiscrezione. La scure europea potrebbe calare sulla vendita di titoli sovrani russi (detenuti per il 25% da stranieri). Potrebbero essere imposti divieti nella vendita di tecnologie per uso civile-militare e armi. Improbabile invece che si voglia toccare il settore energetico che vede Mosca primo esportatore di gas e petrolio verso l’Unione.
“Alla Commissione abbiamo dato il mandato di elaborare un ventaglio di sanzioni, sulla base del quale il Consiglio deciderà”, spiega ad Affaritaliani.it Sandro Gozi, sottosegretario con delega agli Affari europei. Secondo l’uomo di Renzi a Bruxelles le sanzioni sono quasi inevitabili: “Se la situazione non migliorerà l’Unione europea dovrà dare risposte”.
Sanzioni, dunque. E inevitabile sarà la risposta di Mosca che potrebbe bloccare l’import dei prodotti europei ed italiani, come fatto con l’agroalimentare (la perdita per l’Italia, spiega Gozi, è difficilmente stimabile). Nel 2013 abbiamo esportato verso la Federazione merci per 10 miliardi di euro. In gran parte si tratta di macchinari, il 40%, poi semilavorati (come prodotti chimici, plastiche, ecc.) per il 20%. L’agroalimentare conta per il 10% (circa 700 milioni), la moda per il 9%, l’arredamento e i veicoli per il 6% ciascuno.
Le ritorsioni russe colpiranno le Pmi italiane e a risentirne, inevitabilmente, sarà anche il Pil che quest’anno potrebbe chiudere in negativo a meno 0,2%, con un deficit che Renzi spera di tenere appena sotto il 3% per rispettare i termini del Patto di stabilità, ma che potrebbe essere sforato in caso di una guerra commerciale con la Russia.
“Questa crisi alla frontiera dell’Europa certamente non aiuta la ripresa”, ha spiegato Gozi. “ma di fronte ad una escalation inaccettabile come questa dobbiamo dare delle risposte. E non dimentichiamoci che per adesso i più colpiti sono i tedeschi”. Nonostante i risvolti economici in Consiglio sono in pochi a non essere sulla linea interventista. Solo Cipro e l’Ungheria tentennano, perché molto legati all’economia di Mosca. L’Inghilterra vuole la Nato schierata alle frontiere, Francia e Germania le sanzioni, mentre Polonia e Paesi baltici chiedono una risposta esemplare. Sul no alla Russia l’Ue sembra compatta come non mai.

