La crisi in Ucraina non poteva non avere effetti. L’Unione europea a maggio ha delineato una politica energetica innovativa che mira a smarcare il Vecchio Continente dalla dipendenza dal gas russo. In quest’ottica si inserisce la decisione della Commissione di stanziare 647 milioni di euro, provenienti dalla Connecting Europe Facility, per sviluppare progetti nei Paesi Baltici, nella Penisola iberica e nell’Europa orientale.
Lo scopo è quello di aumentare le interconnessioni e le fonti alternative di approvvigionamento, in modo da rendere meno ricattabili Paesi che arrivano a dipendere da Gazprom per il 100% delle forniture di gas. Si tratta di progetti magari non commercialmente sostenibili, ma che sono cruciali per la sicurezza energetica dell’Ue.
“La decisione di oggi ci consentirà di costruire rapidamente le infrastrutture necessarie per garantire la sicurezza energetica dell’Europa”, ha dichiarato il commissario Ue all’energia Guenther Oettinger, sottolineando che “la crisi geopolitica ha messo in evidenza la necessità di migliorare i collegamenti tra le reti energetiche”.
Anche l’Italia ha un capitolo che la riguarda. La Commissione ha dato il via libera per uno studio sull’interconnessione tra Italia e Slovenia attraverso una linea sottomarina e terrestre tra Divaca e Salgareda.
I progetti scelti dalla Commissione sono in tutto 34: sedici riguardano il settore del gas e diciotto l’energia elettrica. Sono ventotto gli studi di fattibilità finanziati, mentre sei sono i progetti in ambito edilizio.
