Francia, Italia, Gran Bretagna, Austria e Olanda sono i grandi Paesi dell’Unione europea con partiti anti-euro dati in testa o in forte ascesa nei sondaggi. Le storie e i programmi sono molto diversi da paese a paese, con il Front National francese che ha poco a che spartire con i grillini, o gli indipendentisti dell’Ukip che hanno posizioni opposte ai leghisti. E’ indubbio però che siano forze consistenti. E in molti si chiedono se sotto lo slogan ‘No all’Europa’ i Democratici svedesi, la Fpo austriaca, il Vlaams Belang belga, la Lega Nord, il Front National, l’Ukip e il M5S saranno in grado di allearsi.
C’è chi è convinto che le fortune elettorali di nazionalisti, populisti ed estremisti siano cicliche. Basta ricordare come lo stesso Fn francese, ad esempio, avesse ottenuto il 10% nelle europee nel 2004 gettando le cancellerie nel panico, ma cinque anni dopo dimezzò i voti e oggi è ri-accreditato al 24%. Altri confidano invece che le soglie di sbarramento dei sistemi elettorali nazionali chiudano le porte dell’Europarlamento a diverse forze euroscettiche. Resta il fatto che il partito transnazionale dell’antieuropeismo è tornato a correre da Nord a Sud: la fiducia dei cittadini nell’Eurozona è precipitata.
La Lega Nord chiede un’Europa delle regioni. Alle ultime politiche ha preso un magro 4,1% ma potrebbe salire, anche per la ristrutturazione generale del partito che vede ora come segretario proprio un eurodeputato, Matteo Salvini. Sulla bandiera dell’antieuropeismo hanno messo da tempo le mani anche i grillini. Alle Politiche hanno incassato un eccezionale 25,5% vincendo, di fatto, la sfida dei partiti italiani. I sondaggi li danno al 25% e ora guardano dritto a Strasburgo. Grillo propone un referendum dei popoli sulle regole del gioco, a partire dalla moneta unica e dagli accordi stretti dai governi italiani. E volutamente ambiguo è il tema dell’uscita dall’euro.
Parlando di alleanze, la stessa Marine Le Pen ha ritenuto che il programma del M5S non fosse affatto assimilabile a quello delle destre europee. Dove prenderanno posto gli eurogrillini? Anche nell’Europa continentale l’avanzata degli euroscettici è rapidissima. La Francia sta diventando un caso e motivo di forti preoccupazioni per l’avanzata del Fronte Nazionale di Marine Le Pen, estrema destra sociale. Il suo menù euroscettico prevede politiche protezionistiche e l’uscita dalla moneta unica.
In Olanda c’è il Partito delle Libertà guidato da Geert Wilders che nelle elezioni 2012 ha preso il 10% dei voti. In Belgio la campagna antieuro è affidata a Vlaams Belang (Interesse Fiammingo), estrema destra. Rivendica l’indipendenza delle Fiandre, mano ferma sull’immigrazione e l’uscita dall’orbita della Comunità europea. In Austria fa proseliti il partito Team Stronach fondato dal miliardario austro-canadese Frank Stronach che vorrebbe tornare allo scellino e in cambio di questa promessa ha incassato nelle Regionali 2013 il 9%.
In Germania, paese sul banco degli imputati per l’eurosconquasso, l’ultimo arrivato è Alternativa per la Germania di Bernd Lucke, professore di macroeconomia ad Amburgo. Secondo un sondaggio Tns-Emnid viaggia oltre il 20%. In Finlandia alle Presidenziali 2012 la lista Veri Finlandesi di Timo Soini si è presa 39 seggi su 200 diventando la terza forza del Paese. Terzo in Ungheria è il movimento di estrema destra Jobbik guidato da Gabor Vona che alle politiche 2010 ha preso il 16,7%, un sondaggio conferma la tenuta al 16%.
In Inghilterra il fronte è rappresentato dall’United Kingdom Independence Party (Ukip) di Nigel Farage. Partito di destra, non è rappresentato alla Camera dei Comuni ma ha conquistato 13 seggi a Strasburgo con una percentuale di voti (16,5%) superiore a quella dei laburisti (15%). Missione dichiarata, il ritiro del Regno Unito dalla Ue. Sommati i seggi potenziali l’antieuropeismo transnazionale dal 2014 potrebbe pesare per un terzo del nuovo Parlamento europeo e consentire a tanti di parlare al popolo attaccando l’Europa da Strasburgo, dall’interno del suo cuore parlamentare.
IL PARLAMENTO EUROPEO – Il Parlamento europeo è composto da 766 deputati eletti nei 28 Stati membri dell’Unione. Dal 1979 i deputati sono eletti a suffragio universale diretto per una periodo di cinque anni. Ogni paese stabilisce le proprie modalità elettorali ma deve garantire l’uguaglianza di genere e la segretezza del voto. Per le elezioni europee vige il sistema proporzionale. L’età del voto è fissata a 18 anni, salvo in Austria (16 anni). I seggi sono ripartiti in base alla popolazione di ciascuno Stato membro. Le donne rappresentano un po’ più di un terzo dei deputati europei, che sono raggruppati per affinità politiche e non per nazionalità. Dividono il loro tempo tra le loro circoscrizioni elettorali, Strasburgo – dove il Parlamento europeo si riunisce in seduta plenaria 12 volte all’anno – e Bruxelles, dove partecipano a ulteriori tornate, nonché a riunioni di commissione e dei gruppi politici.

