Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
Professor Altomonte, la Commissione europea ha dato il via libera alla Legge di Stabilità 2015, che cosa significa per l’Italia?
“Significa che non dovremo fare manovre correttive. Il Fiscal compact impone come obiettivo di medio termine un deficit strutturale pari a zero. Noi siamo in un percorso di avvicinamento verso questo target, per cui ci eravamo impegnati quest’anno a fare l’1,9%, l’anno prossimo l’1,2%, poi 0,8% fino ad arrivare al pareggio. La Commissione, data la condizione di crisi, ha deciso che possiamo evitare di scendere all’1,9%. Anzi, in realtà saliremo perché passeremo dal 2,2% al 2,5%”.
Il debito pubblico continuerà a salire?
“Se avessimo dovuto seguire le regole di riduzione del debito imposte dai trattati avremmo dovuto tagliare di circa 50 miliardi la spesa pubblica. Anche su questo punto la Commissione ha detto che possiamo mancare gli obiettivi”.
Queste concessioni a cosa sono dovute?
“Le riforme strutturali sono il vero motivo che ha spinto la Commissione europea a non sanzionarci. Senza il Jobs Act l’Italia non avrebbe mai avuto il via libera da Bruxelles. Ora va fatta la riforma della Giustizia, della Pubblica amministrazione, la spending review, ecc”.
Superato questo esame possiamo tirare un sospiro di sollievo, ma fino a quando?
“Ora saremo soggetti al monitoraggio delle riforme. Poi in autunno dovremo scrivere la Legge di stabilità per il 2016, dove con la nuova clausola per gli investimenti potremmo spendere di più”.
Il vero Paese bocciato dalla Commissione sembra essere la Francia, è così?
“Anche Parigi ha avuto maggiore flessibilità, una deroga fino al 2017 sul Fiscal compact. Ma la cosa importante è il fatto che l’anno prossimo la Francia sarà in politica restrittiva, mentre l’Italia espansiva. Loro dovranno tagliare i costi, mentre noi avremo maggiori margini di spesa”.
Il 2015 sarà un anno con il segno più?
“Per noi sarà un buon anno. Dopo un periodo lungo di recessione torneremo a cresce, tra lo 0,5% e l’1%. Questo è dovuto soprattutto agli stimoli esterni, come il calo del prezzo del petrolio, la svalutazione dell’euro e il quantitative easing della Bce. Il fatto che la politica fiscale sia leggermente espansiva ridurrà la contrazione della domanda interna”.
Si può spiegare meglio?
“Se il mercato interno fosse stabile, noi quest’anno cresceremmo del 2%. Se cresciamo dello 0,6% è perché la domanda interna si contrae dell’1,4%”.
Perché questa contrazione?
“Perché il credito non è arrivato ancora alle imprese, perché ci sono famiglie e aziende indebitate e perché ci sono molte tasse. A trainare la crescita sarà l’export”.
Ci può fare qualche stima?
“Quest’anno potremmo crescere dello 0,6% e l’anno prossimo del’1,1% perché la domanda interna sarà ancora in decrescita. Speriamo che nel 2017 ci sia il segno positivo”.

