Ha colto molti di sorpresa la decisione di Angela Merkel e Francois Hollande di volare a Mosca per incontrare Vladimir Putin e cercare di trovare una soluzione al conflitto in Ucraina. Nelle ultime settimane la guerra civile ha raggiunto proporzioni preoccupanti, con i separatisti filorussi che sono avanzati conquistando nuovi territori.
Non c’è da stupirsi però che Berlino abbia deciso di prendere in mano la situazione e intervenire. Semplicemente è l’unica che può farlo. Gli Stati Uniti non possono, per ragioni storiche e politiche, porgere il ramoscello d’ulivo. Anzi, la Nato ha annunciato il dispiegamento di nuove forze nell’Est. L’Unione europea ha usato lo strumento delle sanzioni, ma Federica Mogherini non ha la statura politica per trattare con Putin.
Angela Merkel invece ha un rapporto diretto con il premier russo, anche se fonti bene informate dicono che i rapporti tra i due si sono deteriorati. E soprattutto la Germania è il paese più interessato ad evitare che la crisi ucraina degeneri in una guerra regionale.
Prima di tutto perché Berlino ha rapporti economici molto stretti con la Federazione russa. Dipende per il 50% dal gas siberiano e ha visto l’interscambio con Mosca passare da 34 miliardi nel 2006 a 56 nel 2013. La Confindustria tedesca ha chiesto alla Cancelliera di evitare un crollo dei rapporti commerciali, soprattutto in questo periodo di crisi.
Ma sbaglia chi pensa che si tratti solo di economia. Berlino si ritiene, a torto o ragione, la superpotenza dell’area e la Merkel sente sulle sue spalle la responsabilità di mantenere la convivenza pacifica. Un po’ come Roma si sente responsabile di ciò che accade in Libia. I rapporti tra i due Paesi sono prima di tutto storici e culturali. Molti russi vivono in Germania, e viceversa. Si traducono libri nelle due lingue e si condividono arte e musica.
Il dispiegamento di truppe Nato ai confini russi ha messo in allarme Berlino e Mosca. Come anche l’ipotesi statunitense di armare Kiev. La Merkel ha paura che Putin possa reagire in maniera aggressiva, magari attaccando una delle piccole repubbliche baltiche, membri dell’Ue e della Nato. Una ipotesi di questo tipo significherebbe lo scoppio di una guerra su larga scala nel Vecchio continente, una ipotesi che non si verificava da settant’anni.

