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Renzi: “No a derive tecnocratiche in Europa”

Renzi: “No a derive tecnocratiche in Europa”
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“L’Europa deve fare l’Europa e tornare al suo mestiere di guida”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi parlando alla Camera in vista del Consiglio europeo di Bruxelles del 20 e 21 marzo 2014. Il discorso sull’Europa a livello istituzionale deve partire da un presupposto: lottare contro le tecnocrazie e le burocrazie guardando agli ideali dei padri fondatori, ha detto il premier nelle sue comunicazioni a Montecitorio

“L’Europa deve fare l’Europa e tornare al suo mestiere di guida”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi parlando oggi alla Camera in vista del Consiglio europeo di Bruxelles del 20 e 21 marzo 2014. Renzi ha parlato tra i ministri degli Esteri e della Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti. Al completo i banchi de Pd, mentre vistosi buchi si notano in quelli di Fi.

Il discorso sull’Europa a livello istituzionale deve partire da un presupposto: lottare contro le tecnocrazie e le burocrazie guardando agli ideali dei padri fondatori, ha detto il premier nelle sue comunicazioni a Montecitorio. “Il rischio di una deriva tecnocratica e burocratica” dell’Europa è un rischio al quale “oggi dobbiamo dare risposta a maggior ragione perché nei prossimi 8 mesi non ci sono solo le europee ma avremo il cambiamento delle istituzioni Ue” e il semestre di presidenza italiana.

“Incontrando Lula mi ha colpito l’affermazione “non ho mai visto l’Europa così rassegnata, pessimista e stanca”. Credo che chi rappresenta un paese dentro il consiglio europeo deve partire dal fatto che l’Europa vive una fase di difficoltà evidente ai cittadini e c’è il rischio forte di un’affermazione di partiti populisti”, ha sottolineato ancora Renzi.

“È fondamentale che si esca dalla visione per cui l’Ue ci controlla i compiti o ci fa le pulci. l’Ue non è altro rispetto a noi. E se non saremo in grado di affermare che l’Italia e l’Europa – a dispetto di certa propaganda – non sono controparti ma sono sulla stessa barca,non ci sarà spazio per la politica”, ha detto ancora il premier.

“Non abbiamo paura di confrontarci con nessuno sui numeri, sui dati e parametri e sappiamo di avere una zavorra del debito pubblico”, ha proseguto. “Presenteremo la spending rewiev alle Camere. Il commissario ci ha fatto un elenco, ma toccherà a noi decidere. Come in famiglia se non ci sono abbastanza soldi sono mamma e papà che decidono cosa tagliare e cosa no”, ha precisato Renzi.

Il taglio dell’Irpef nelle buste paga di chi guadagna fino a 1.500 euro al mese è solo un primo passo per rivitalizzare il mercato interno ora bloccato, ha sostenuto il premier, chiarendo che altri passi si faranno con gli obiettivi del sostegno all’economia e della giustizia sociale per ridare speranza e fiducia.

Il taglio “a doppia cifra”, dieci miliardi, deciso per il cuneo fiscale deriva da un “margine ampio” di copertura che proviene da un intervento sulla spending che presenteremo in Parlamento, ha osservato ancora il premier.

Mentre il premier rivendicava l’annunciato intervento per l’aumento in busta paga, il deputato 5 Stelle Manlio Di Stefano ha detto: “Con ottanta euro al mese che cosa risolvi?”. Pronta la replica di Renzi: “Non è difficile capire, basta impegnarsi… Se vuoi ti faccio uno schemino”. Poi ha ripreso il suo discorso.

“Abbiamo offerto un pacchetto di riforme che parte da quella costituzionale a quella istituzionale che più hanno colpito i nostri partner europei perché è il segno che l’Italia è pronta a fare la propria parte”, ha isnsistito ancora Renzi.

“Come possiamo essere credibili e chiedere un’altra Europa se la discussione sul bicameralismo da 30 anni è sempre quella. Chiedere stabilità se il nostro sistema elettorale non è in grado di garantirla. Come chiedere di superare l’euroburocrazia – ha proseguito il premier – se noi continuiamo a dire che abbiamo un problema nella pubblica amministrazione e non lo riusciamo a affrontare”. O, ancora, come chiedere di “cambiare le regole del gioco sull’occupazione giovanile se noi abbiamo dei numeri che gridano vendetta”, ha aggiunto il premier ribadendo che con il pacchetto di riforme in programma l’Italia è pronta a fare la “propria parte”.

La riforma del lavoro è necessaria, “non è un argomento a piacere che possiamo affrontare o no”, ha poi ribadito Renzi, ricordando come questa riforma ci venga chiesta “dal 42% di giovani disoccupati” e non dall’Europa.

“Noi parteciperemo ai lavori del Consiglio Europeo incentrando l’attenzione sulla competitività industriale” che è un tema “da inserire in una cornice che ha bisogno di un Europa che torni a fare il suo mestiere” anche nei confronti dei cosiddetti paesi emergenti, ha insistito Renzi alla Camera spiegando che questo tema “sarà inserito in un progetto sul rinascimento industriale che impone un’innovazione di metodo che metta insieme clima, energia, occupazione e competitività insieme. Ed è – conclude – la prima volta che accade”.