Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Affari Europei » Risorse proprie dell’Ue, da Monti un’analisi “grigia”

Risorse proprie dell’Ue, da Monti un’analisi “grigia”

Risorse proprie dell’Ue, da Monti un’analisi “grigia”
monti
Il gruppo di alto livello sulle risorse proprie, guidato da Mario Monti, ha presentato la sua relazione alla commissione Bilancio del Parlamento europeo. “Ma non ci sono ancora proposte concrete sul tavolo”, spiega ad Affaritaliani.it l’eurodeputato Pd Daniele Viotti

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Ad un anno dall’insediamento del Gruppo di alto livello sulle risorse proprie dell’Unione europea non ci sono ancora proposte concrete per rendere le Istituzioni Ue autonome dal punto di vista finanziario. O almeno nessuna idea è stata presentata durante l’audizione di oggi in commissione Bilancio al Parlamento europeo.

Il gruppo di lavoro era stato formato un anno fa e alla sua guida era stato messo Mario Monti. Lo scopo è quello di trovare una fonte di finanziamento per l’Ue che non siano i trasferimenti degli Stati membri. Ed è stato proprio l’ex premier italiano ad averla definita una “relazione grigia”, che si limita a fotografare la situazione attuale.

Del gruppo fanno parte i rappresentanti della Commissione, del Parlamento e del Consiglio. “Anche se non sono state fatte delle proposte concrete, almeno l’analisi dell’esistente è stata sottoscritta da tutte e tre le Istituzioni”, spiega ad Affaritaliani.it Daniele Viotti, eurodeputato del Pd e membro della commissione Bilancio.

In passato gruppi di lavoro simili si erano arenati per i veti del Consiglio, e quindi degli Stati membri, che sono restii ad abbandonare il controllo che hanno sui conti dell’Europa. L’Ue dipende infatti dai trasferimenti nazionali per il 70% delle risorse, visto che solo per il 30% si approvvigiona dai dazi doganali e dall’Iva. Questo assetto comporta che gli Stati possono condizionare l’operato dell’Ue. Un voto unanime lascia ben sperare.

“E’ paradossale che in un momento in cui si parla di investimenti, come quelli messi in campo dal piano Juncker, poi non si voglia mettere l’Europa nelle condizioni di finanziarsi per poi destinare risorse alla crescita”, continua Viotti. “Sarebbe una rivoluzione introdurre un elemento di fiscalità parallela, non aggiuntiva, che finanzi l’Ue”.

Oltre all’ostruzionismo degli Stati membri c’è poi un problema di comunicazione. A Bruxelles si teme che dare la possibilità all’Ue di introiettare direttamente una parte delle tasse pagate dai cittadini, possa essere comunicata da alcune forze politiche come ‘l’Europa impone altre tasse‘. Una ipotesi sollevata durante la discussione e che impensierisce molti, soprattutto in un periodo di euroscetticismo galoppante.

“Certo è che se vogliamo veramente che l’Unione europea aiuti gli Stati a tornare a crescere bisogna che venga messa nelle condizioni di farlo. Ci serve forse un po’ di coraggio e di spirito europeista, come quello di Delors”, conclude Viotti.