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Onorevole La Via, come valuta la proposta della Commissione europea di tagliare gli ulivi infettati dal batterio Xylella? Perché eccessiva? C’è un pressing da parte di altri Stati per il taglio? Esistono degli interessi commerciali che spingono altri Stati a volere l’eradicamento?
Di Tommaso Cinquemani
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I paesi europei che si sentono più vulnerabili all’espansione di Xylella, il batterio che provoca la morte degli ulivi nel Salento, spingono perché siano decise misure drastiche di contenimento, a partire dall’eradicazione di centinaia di migliaia di piante infette o sospette, ma l’Italia frena. Il risultato è il mancato accordo Ue sulle misure da prendere: difficilmente si riusciranno a decidere entro la fine di aprile. E’ quanto emerge dopo una riunione del Comitato permanente per la salute delle piante, che si è tenuta questa mattina a Bruxelles.
Il Comitato è formato dai rappresentanti dei 28 paesi Ue ed è presieduto da un funzionario della Commissione europea. Sono soprattutto Spagna, Francia e Grecia a voler evitare che il batterio arrivi sui loro ulivi: per questo, chiedono che sia stabilita un’ampia area di “contenimento” e che vengano eradicati gli ulivi, almeno un decimo dei circa 9 milioni presenti nell’area del Salento.
Inoltre, dovrebbe essere vietata la vendita e il movimento di piante se non accompagnate da una certificazione ufficiale. L’Italia si oppone dicendo che sono già in corso misure di contenimento sufficienti.
La situazione, sottolineano a Bruxelles fonti della Commissione, è peggiorata negli ultimi mesi. Un ulivo malato, hanno spiegato, può vivere ancora fra i 3 e i 5 anni. Essendo il batterio Xylella propagato da un insetto che lo trasporta, si diffonde più rapidamente a partire dai mesi primaverili. Se è vero che la capacità di volo dell’insetto è di poche decine di metri, è anche vero che può essere trasportato anche dall’uomo, dai suoi mezzi di trasporto e dagli animali.
E’ interesse di tutti, si fa notare a Bruxelles, quindi sia dell’Italia che dell’Ue, che si limiti al massimo la diffusione del batterio e per questo si stanno cercando i metodi più efficaci. “Non vogliamo che la distruzione del 10% degli ulivi sia fine a se stessa: l’obiettivo è la salvaguardia del restante 90%”, ha osservato un funzionario.
Per decidere le misure, la Commissione sta aspettando i risultati di una serie di test da parte dell’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, in particolare riguardo a quali altri tipi di piante possono essere colpite dal batterio. Quanto alle prove richieste dalle associazioni ambientaliste secondo cui prima di eradicare gli ulivi bisognerebbe provare a combattere un fungo che indebolisce le piante rendendole vulnerabili alla Xylella, secondo la Commissione i risultati dimostrano che in realtà avviene il contrario, ovvero il fungo interviene in un secondo momento.
