La notizie era nell’aria dopo le stime rilasciate dalla Banca centrale russa a novembre, ma ora gli incubi di Putin si sono trasformati in realtà. La Russia andrà in recessione e rischia di rimanerci per lungo tempo. A dare l’annuncio è stato il viceministro dell’Economia di Mosca che ha parlato di una crescita di mezzo punto quest’anno e di un meno 0,8% l’anno prossimo. Una vera batosta per un Paese non ancora sviluppato.
A incidere sui conti di Mosca sono state in primis le sanzioni europee che hanno fatto scappare miliardi di investimenti privati dal Paese. Ma anche il crollo del prezzo del petrolio, causato dal boom dello shale gas negli Stati Uniti e dalla decisione dell’Arabia saudita di iniziare una guerra commerciale con gli altri paesi produttori di petrolio.
Sta di fatto che mentre Mosca ha programmato la sua spesa pubblica stimando il prezzo del barile intorno ai 90 dollari, ieri i prezzi erano fermi a 66 dollari. Mancate entrate per miliardi di euro che costringeranno il governo a varare tagli drastici al bilancio dello stato. Anche perché l’economia russa sta scivolando indietro, con un rublo che perde terreno rispetto al dollaro e una inflazione galoppante.
Per questo molti russi stanno correndo ai ripari. Chi può cambia la valuta nazionale con dollari ed euro, monete molto più solide. Chi non può fa acquisti anticipati, comprando tutto quello che può prima che la moneta si svaluti ancora di più. Il rischio, come già è successo in Argentina, è che si formi un mercato parallelo di valuta estera che può indebolire ancora di più il già malconcio rublo.
