Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Affari Europei » Semestre Ue, Renzi tenta il colpo. L’Italia all’attacco sul Made In

Semestre Ue, Renzi tenta il colpo. L’Italia all’attacco sul Made In

Il Consiglio Competitività Ue si riunisce per votare sul ‘Made In’, il regolamento che prevede l’obbligo di indicare il Paese di origine per i prodotti non alimentari. Un provvedimento su cui l’Italia si è battuta molto, ma che ha visto il no della Germania. E’ l’ultima chance per il governo di portare a casa qualcosa durante il semestre italiano

Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Giovedì il Consiglio Competitività, che mette assieme i ministri dello Sviluppo economico dei 28 Stati membri, si riunirà per votare, tra gli altri dossier, anche il ‘Made In’. Una norma, contenuta in un regolamento di più ampio respiro sulla protezione dei consumatori, che impone a tutti i produttori di indicare in etichetta l’origine dei prodotti la cui ultima trasformazione sostanziale sia avvenuta in un Paese Ue. Attenzione però, questa norma non si applica all’alimentare, su cui ci sono già norme ad hoc.

Per l’Italia è una battaglia importante, perché il Made In Italy è un marchio internazionalmente riconosciuto (secondo alcuni studi è il terzo nella classifica mondiale), che sarebbe in grado di trainare l’export del nostro Paese in un periodo di crisi. Per questa ragione Confcommercio e Confindustria sono in prima linea nel chiedere al governo di portare a casa l’accordo.

Il problema sta nelle resistenze dei Paesi nordici, guidati dalla Germania, che producono in molti casi all’estero e che non vogliono che sia data troppa importanza all’origine dei prodotti. Sull’altro alto della barricata ci sono invece l’Italia e la Francia, che hanno un brand molto forte e spendibile.

Il governo Renzi ora ha una chance, quella di portare a casa un accordo, forse l’unico di rilievo durante il suo semestre di presidenza a Bruxelles. I numeri sono a nostro sfavore. Sono 11 i paesi favorevoli al Made In e 16 quelli contrari. La bravura del governo sarà quella di riuscire a trovare un compromesso, magari cedendo su altri dossier, in modo da portare gli Stati necessari dalla nostra parte.

D’altronde si tratta di una norma già presente nella legislazione di Cina e Usa e che vede l’Europa un passo indietro. Ad aprile il Parlamento europeo aveva dato il via libera alla proposta di regolamento con 485 voti favorevoli. Non si tratta solo di una questione commerciale, ma anche di tutela del consumatore che con una etichetta più dettagliata è in grado di scegliere in maniera consapevole il prodotto da compare. Si calcola che per il solo settore calzaturiero italiano si potrebbe aver un incremento delle vendite del 20%.