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Silvia Costa (Pd) ad Affaritaliani.it: “L’Europa riparte dalla cultura”

Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it

“Europa creativa ha lo scopo di sostenere la produzione e la circolazione all’interno dell’Unione europea di prodotti culturali”. Silvia Costa, eurodeputata del Pd, è la relatrice a Bruxelles del programma Ue per la cultura. Un progetto da 1,46 miliardi di euro che promette di dare una sferzata all’industria culturale europea, con tante opportunità anche per l’Italia. Con una intervista ad Affaritaliani.it Costa spiega come si può accedere ai bandi, “disponibili fino a marzo”. I filoni di intervento sono molti, dalla traduzione di libri ai videogiochi, dal teatro al cinema, fino ad arrivare alla digitalizzazione, “una industria da 10mila posti di lavoro, soprattutto per i più giovani”. E a chi obietta che ‘con la cultura non si mangia’ risponde: “Senza cultura una società non innova e non è competitiva. La cultura è un investimento che aiuta l’intera economia”.

Onorevole Costa, lei è relatrice al Parlamento europeo di ‘Europa creativa‘, un programma da 1,46 miliardi di euro. Di che cosa si tratta?
“Europa creativa è un programma che ha lo scopo di sostenere la produzione e la circolazione all’interno dell’Unione di prodotti culturali. Il programma è direttamente gestito dalla Commissione che è affiancata dall’agenzia EACE, che è specializzata sul tema della educazione e della cultura”.

Come vengono distribuiti i fondi?
“E’ un programma a cui si può accedere attraverso i bandi che vengono resi pubblici nel mese di dicembre e a cui si può rispondere entro marzo. Tutti i progetti culturali devono avere un valore aggiunto europeo e questo lo si può ottenere, ad esempio, stringendo partenariati con altri Paesi. Oppure devono essere progetti che sostengono la circolazione delle opere culturali e artistiche, ma anche degli operatori della cultura, all’interno dell’Ue. Infine che promuovano l’ampliamento del pubblico nei confronti dei prodotti culturali europei”.

Quali tipologie di bandi sono stati pubblicati?
“Il settore cultura-creatività ha quattro linee principali di indirizzo. Una delle quali, ad esempio, riguarda la traduzione di libri in altre lingue. La parte che riguarda l’audiovisivo ha invece tredici linee che riguardano il cinema, la digitalizzazione, i festival, la distribuzione, la formazione di una cultura cinematografica e tanto altro. Si può accedere ai bandi anche con co-produzioni europee e internazionali”.

C’è attenzione ai ‘nuovi media’?
“Certamente. Ci sono due nuovi filoni: quello dei videogiochi, che è un settore in forte crescita. E poi quello per l’audience development”.

Di che cosa si tratta?
“I dati ci dicono che in Europa c’è un patrimonio culturale poco accessibile. Oltre a soddisfare le esigenze esistenti bisogna anche sostenere le produzioni che vanno a scovare nuovi pubblici. Inoltre bisogna potenziare gli aspetti della commercializzazione, della messa in servizio e della cura del cliente. Bisogna individuare nuovi target e vanno incoraggiati nuovi linguaggi”.

Qualcuno potrebbe obiettare che in un periodo di crisi economica generalizzata sarebbe stato meglio allocare queste risorse da altre parti…
“Quando si parla di sviluppo sostenibile solitamente si parla di quello ambientale, economico e sociale. Ma manca quello culturale, che è fondamentale. Sotto una certa soglia di capacità di produzione culturale e di accesso alla cultura una società non si rigenera, non innova negli altri settori e non cresce, non è competitiva. La cultura è un investimento ‘produttivo’ che aiuta in modo sinergico gli altri settori”.

Ci può fare un esempio di come la cultura aiuta l’economia?
“Il progetto DARIAH si occupa della digitalizzazione del patrimonio culturale. Non è un lavoro fine a se stesso, ma servirà a sviluppare l’industria dei contenuti. Si parla di 10mila posti di lavoro, soprattutto tra i giovani con nuove professionalità. Un progetto come questo dà impulso al turismo, all’innovazione dei servizi e dei prodotti, all’internazionalizzazione. Senza contare lo sviluppo dell’attrazione dei territori”.

Nel programma messo a punto dal governo Letta per il rilancio della nostra economia c’è spazio per la cultura e il turismo?
“Le premesse ci sono. Prima di tutto perché Letta ha inserito il turismo in modo esplicito nel suo governo dedicando un sottosegretario ad hoc. Inoltre per la prima volta da molte legislature Palazzo Chigi ha investito di più sulla cultura, ad esempio con il decreto ‘valore cultura’. L’Italia ha poi il più grande patrimonio artistico del mondo, ma dobbiamo adottare delle strategie perché questo patrimonio sia fruibile. Servirebbero più risorse e un maggiore coordinamento con gli enti territoriali. Infine si sta lavorando insieme con le Regioni, la Commissione Ue e il Ministero della coesione per rilanciare quella straordinaria offerta che sono i grandi itinerari culturali europei”.

Di che cosa si tratta?
“Sono gli itinerari come il cammino di Santiago. Noi stiamo rilanciando la via Franchigena che arriverà fino a Gerusalemme. E’ una impresa appassionante perché rivitalizza luoghi che altrimenti rimarrebbero ai margini e potrebbe portare ogni anno centinaia di pellegrini, visitatori, amanti della natura. Sarebbe uno stimolo per il settore turistico e culturale”.