Pablo Iglesias è stato eletto segretario generale di Podemos, il partito che più di altri ha incarnato la rabbia degli ‘indignados’ spagnoli. Trentaseienne, ricercatore universitario, Iglesias è oggi l’unico leader politico che nella penisola iberica è riuscito a incanalare un movimento di protesta, più simile a Siryza in Grecia che ai 5 Stelle italiani, in una forza di sinistra in grado di causare nel sistema quello che diversi analisti hanno definito un “terremoto politico”.
Cresciuto nella sinistra movimentista e dei no global, Iglesias ha sposato fin dal 2011 la causa degli indignados e gli slogan dell’antipolitica, che gli hanno guadagnato gli epiteti di demagogo da parte degli avversari. Dallo scorso gennaio, Podemos è riuscito a racimolare 1,2 milioni di voti e a conquistare cinque seggi al Parlamento europeo puntando sui giovani a su una campagna il cui budget è stato di appena 150.000 euro.
Un sondaggio pubblicato lo scorso 2 novembre da El Pais in vista delle elezioni del prossimo anno gli consegna il 27,7% dei consensi, in cima a una classifica che vede al secondo posto i Socialisti con il 26,2% e il partito polare al 20,7%.

