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Tagliare i costi dello Stato? “Iniziamo con l’evitare le sanzioni Ue”

Tagliare i costi dello Stato? “Iniziamo con l’evitare le sanzioni Ue”
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L’Italia paga ogni giorno milioni di euro per le sanzioni europee dovute al mancato recepimento delle direttive comunitarie. Alla Camera qualcosa si muove, ma l’iter è ancora lungo

Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it

Mentre Cottarelli spulcia i bilanci dello Stato in cerca di costi da tagliare e inefficienze da eliminare, la Commissione Affari europei della Camera ha dato un primo impulso per chiudere le procedure di infrazione che l’Europa ha aperto nei confronti dell’Italia: milioni di euro che gravano sulle casse dello Stato.

“Le leggi che abbiamo licenziato in Commissione contengono il recepimento di alcune direttive comunitarie sulle quali l’Unione europea aveva già aperto delle procedure di infrazione”, spiega Michele Bordo, presidente della Commissione Affari europei del Pd. Le materie contenute nella legge europea sono molte: dalla direttiva sui rifugiati, a quella sulle bibite che contengono una quota di frutta, al controllo della Banca d’Italia su alcune operazioni bancaria, al controllo esteso sulle frodi fiscali.

Quando l’Italia non recepisce le direttive provenienti da Bruxelles si aprono delle procedure d’infrazione che alla fine di un iter lungo portano a delle sanzioni. Quando l’Italia è condannata “significa che ogni giorno i cittadini pagano come sanzioni milioni di euro. Con la legge europea chiudiamo otto procedure di infrazione che già pendevano sulla nostra testa, risolviamo 12 casi di Eu Pilot, cioè sanzioni in una fase istruttoria, l’anticamera della procedura di infrazione, e preveniamo che se ne aprano altre”.

Chi sono i responsabili di questa situazione? Secondo Bordo prima di tutto i governi, da quello Monti in dietro, che non erano abbastanza presenti a Europa. “Per prevenire queste situazioni l’Italia dovrebbe partecipare molto di più nella fase preparatoria a Bruxelles, la fase in cui vengono decise le direttive Europee. Il governo non ci mette l’attenzione necessaria. Il rischio è di intervenire quando le direttive devono essere recepite e c’è il rischio di sanzioni. Sia con il governo Letta che con il governo Renzi c’è stata una inversione di tendenza. Ma per tre anni l’Italia non ha recepito le direttive europee”.