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Testa a testa Socialisti-Popolari. Ma aleggia lo spettro euroscettici

Testa a testa Socialisti-Popolari. Ma aleggia lo spettro euroscettici
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I socialisti e i popolari si contendono la maggioranza a Strasburgo. Ma gli occhi di tutte le cancellerie sono puntati sulle performance degli euroscettici. Se dovessero prendere 50-60 seggi la vecchia guardia avrà salvato la faccia, ma se dovessero arrivare a 100 le cose si metteranno male per Schulz e Juncker che si troveranno a gestire un parlamento troppo frammentato per poter guidare l’Europa verso una nuova era. L’analisi

Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it

Gli occhi di 500 milioni di europei sono puntati su Bruxelles dove i tecnici del Parlamento europeo stanno facendo i calcoli per determinare la nuova composizione dell’emiciclo di Strasburgo. Sono elezioni storiche perché per la prima volta sarà eletto direttamente il presidente della Commissione europea, ma anche perché per la prima volta una forza anti-sistema potrebbe raccogliere un numero tale di consensi da influenzare il lavoro delle Istituzioni comunitarie. Gli analisti si dividono sul ruolo che gli euroscettici potrebbero avere a Bruxelles. C’è chi ritiene che la loro presenza incentiverà i due storici partiti (i Popolari e i Socialisti) a fare meglio, a dare l’impulso necessario alla formazione degli Stati Uniti d’Europa. Altri invece paventano un blocco delle Istituzioni, uno stallo di cinque anni che metterà il Vecchio continente in ginocchio.

Secondo gli ultimi sondaggi disponibili lo scenario più probabile vede la vittoria dei Socialisti e Democratici, il gruppo a cui fa riferimento il Partito democratico e i maggiori gruppi progressisti europei. Il vantaggio sui popolari, guidati da Jean Claude Juncker, è però di misura. La vera questione è capire quale sarà il risultato degli euroscettici. Se dovessero fare entrare in Parlamento 100 o più deputati,  si avrebbe un effetto destabilizzante con i socialisti privi di una solida maggioranza, anche alleandosi con i Verdi o la sinistra radicale del Gue. Non ci sarà uno stallo totale delle Istituzioni, quanto un rallentamento, con la necessità per S&D di trovare su ogni dossier maggioranze, anche al ribasso, con il Ppe o gli euroscettici (specialmente sui temi dell’austerity).

Se invece i cittadini europei dovessero premiare i popolari, con una affermazione consistente degli euroscettici, si assisterà al proseguo delle politiche di rigore adottate fino ad adesso. Sarà allora impossibile trovare delle convergenze con gli euroscettici e al Ppe non rimarrà altra scelta che fare sponda con il Pse. Anche in questo caso i lavori del Parlamento europeo non si fermeranno, ma saranno enormemente rallentati. La paura che serpeggia in più di una cancelleria è che l’Europa entri in una spirale viziosa. Più le cose si mettono male, più la rabbia dei cittadini nei confronti dell’Ue salirà, più le forze euroscettiche aumenteranno il loro consenso.

Ciò in cui molti sperano è invece il flop delle forze euroscettiche. Se dovessero ottenere un risultato modesto, magari eleggendo 50-60 deputati, non solo i partiti tradizionali potranno salvare la faccia, ma avranno anche maggiori margini di manovra. Se ad avere la maggioranza dovesse essere il Pse, sarebbe possibile trovare una intesa con i Verdi e con il Gue. Si andrebbe allora verso un cambio di rotta delle Istituzioni europee che abbandonerebbero le politiche di austerity per allargare i cordoni della borsa e investire in crescita e aiuti alle famiglie. D’altra parte se dovesse prevalere il Ppe, in una ipotetica alleanza con i Liberali e i Conservatori, ci potremmo aspettare nuove politiche di rigore mitigate però da un maggiore impegno nel riportare la crescita economica in Europa, magari con un impulso a provvedimenti riguardanti il mercato unico, la concorrenza, il trattato di libero scambio con gli Usa e un maggiore controllo sugli istituti di credito.