Il Parlamento europeo ha votato un progetto di legge per fissare un tetto massimo alla produzione di biocarburanti derivati da colture agricole e per accelerare il passaggio a fonti alternative. Il piano mira a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, derivanti dal crescente utilizzo di terreni agricoli per le colture necessarie alla produzione di biocarburanti.
La normativa vigente impone agli Stati membri dell’Ue di garantire che, entro il 2020, l’energia rinnovabile rappresenti almeno il 10% del consumo di energia totale nel settore dei trasporti. La nuova normativa stabilisce che i biocarburanti di prima generazione (derivati da colture su terreni agricoli) rappresentino entro il 2020 non oltre il 7% del consumo totale di energia nel settore dei trasporti. Il Parlamento aveva a lungo insistito per arrivare a un tetto massimo del 6% ma ha incontrato la strenua opposizione di un blocco di paesi. soprattutto Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Ungheria, Polonia, Romania, Slovacchia e Spagna. Con il rischio di un nulla di fatto sempre più consistente, l’aula ha deciso di ammorbidire la sua posizione e votare il compromesso raggiunto con il Consiglio.
Ma le maggiori polemiche e delusioni si concentrano sulla questione delle emissioni indirette che il Parlamento chiedeva di inserire nel conteggio delle emissioni a partire dal 2020. E’ stato stabilito che i fornitori di combustibili dovranno riferire ai paesi Ue e alla Commissione europea il livello stimato di emissioni di gas serra, causate dal “cambiamento dell’uso indiretto del suolo” (ILUC), vale a dire liberando più colture per la coltivazione di cibo, in modo da compensare il passaggio alla produzione di biocarburante. La Commissione dovrà comunicare a Parlamento e Consiglio tali stime per valutare la possibilità di includere le emissioni indirette nel criteri di sostenibilità esistenti.
Un percorso tortuoso che non convince, come ammette lo stesso relatore, il liberale Nils Torvalds: “Avevamo obiettivi molto più alti, sia in termini di riduzione delle emissioni di gas serra, sia di progresso tecnologico”, ammette il finlandese, che critica apertamente “la minoranza di blocco in seno al Consiglio, che si sviluppa a volte in una dittatura della minoranza, con gli Stati membri che hanno paura del futuro”. Anche la Sinistra unita Gue è molto critica: “E’ una resa alle pressioni degli Stati membri e alle lobby europee dell’industria dei biocarburanti”.

