Ogni anno, tra novembre e dicembre, va in scena il braccio di ferro tra il Parlamento europeo e il Consiglio. Oggetto del contendere è il budget dell’anno successivo. Quest’anno l’Aula di Strasburgo ha chiesto che vengano stanziati 146,4 miliardi di euro, pari ad un aumento dell’8% rispetto a quest’anno. Il Consiglio, e quindi i ministri, hanno invece chiesto che l’aumento si limiti al 3,3%.
Qualcuno potrebbe dire che si ripete la spaccatura tra chi vuole stanziare le risorse per la crescita, investendo nei progetti europei, e chi invece vuole tenere i soldi in casa, per gestirli come meglio crede. Quello che è certo è che l’accordo sul bilancio si allontana a vista d’occhio. I negoziati erano già saltati settimana scorsa, ieri c’è stato l’ultimo tentativo, ma dopo una trattativa durata sette ore i ministri hanno gettato la spugna.
Che cosa succede adesso? La Commissione avrà il compito di stilare una nuova proposta di bilancio che poi verrà sottoposta al Parlamento europeo che si riunirà in seduta plenaria a Strasburgo il 17 dicembre, proprio a ridosso delle vacanze natalizie. Sarà poi compito del Consiglio valutare il testo e approvare o meno il bilancio per il 2015. Ma niente paura, anche se lo stallo dovesse continuare non significa che a gennaio l’Ue rimarrà senza soldi, sarà costretta piuttosto a spendere al mese un dodicesimo del suo budget attuale. E certo non verrebbero saldate le molte fatture accumulate in questi ultimi due anni.
“Oggi abbiamo perso la lotta contro il tempo”, ha spiegato Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia, al termine dei lavori, pur esprimendo ottimismo per i progressi fatti nell’avvicinare le posizioni di Consiglio e Parlamento.
