Bufera su Nigel Farage dopo il dibattito in tv con gli altri leader dei sette maggiori partiti in corsa per le elezioni politiche britanniche del 7 maggio. Il leader degli euroscettici dell’Ukip alleati con il Movimento Cinque Stelle nell’Europarlamento, è tornato ad agitare lo spettro degli immigrati sieropositivi che svuoterebbero le casse dell’Nhs, il servizio sanitario nazionale.
“Ogni anno”, ha denunciato Farage, “in questo Paese ci sono 7mila diagnosi di Hiv e il 60% di queste persone è di origine straniera. Possono venire qui da tutto il mondo, avere una diagnosi di questo tipo e avere quelle medicine antiretrovirali che costano 25mila sterline all’anno (circa 35mila euro al cambio attuale, ndr) a paziente. Noi – ha aggiunto – dobbiamo avere come priorità un servizio sanitario che lavori per i britannici e per le loro famiglie”.
Farage è stato ripreso in diretta da Leanne Wood, leader del Plaid Cymru, il partito nazionalista gallese. “Questo allarmismo è pericoloso, divide le comunità e crea uno stigma sulle persone malate”, gli ha replicato Wood, “e lei dovrebbe vergognarsi per quello che ha detto”.
Dopo il dibattito Farage è stato subissato di critiche dal mondo politico, con il leader laburista, Ed Miliband, che ha parlato di “vergogna”, al cancelliere dello scacchiere (ministro dell’Economia), il conservatore George Osborne. Nel 2014 Farage avava già cavalcato lo stesso tema, sostenendo i in un’intervista a Newsweek che gli stranieri sieropositivi non dovrebbero essere liberi di trasferirsi nel Regno Unito.
Farage ha continuato a battere sul tasto dell’immigrazione e del contrasto all’Unione europea. “In Gran Bretagna, fin dalla seconda guerra mondiale, il nostro saldo migratorio è stato in media di circa 30mila persone l’anno. Ora è 300mila persone l’anno: dieci volte maggiore rispetto a quanto sopportato fino a oggi”. Il leader dell’Ukip ha puntato il dito contro le politiche dell’europa e contro il trattato di Schengen.
Dal canto suo David Cameron, primo ministro e leader conservatore, pur condividendo le preoccupazioni sull’aumento dell’immigrazione, non ha voluto lasciare spazio all’avversario: “Il problema con Nigel è che in definitiva agendo in questa maniera favorisce il partito laburista che intende aprire le porte all’immigrazione, cosa che questo paese non vuole”.
Secondo i sondaggisti è finito in un sostanziale pareggio tra David Cameron ed Ed Miliband l’unico grande confronto televisivo in vista delle elezioni politiche. Il premier britannico e il capo dei laburisti hanno raccolto ciascuno il 25% dei consensi, mentre a Nigel Farage, capo del partito per l’Indipendenza (Ukip) è andato il 24% e a Nicola Sturgeon, leader del Partito nazionale scozzese, il 15%.
