Di Tommaso Cinquemani
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Onorevole Viotti, sul suo profilo Twitter lei scrive: “Tre indizi fanno una prova: sono gay, del Pd e interista”. Fra poco siederà nell’emiciclo di Strasburgo, crede che il Parlamento europeo debba esprimersi sui diritti degli omosessuali?
“Credo proprio di sì. Innanzitutto deve esprimersi sulla tutela delle persone LGBT, e poi dei diritti. Già nel 2006 ci fu un atto del Parlamento che individuava sei possibili aree di discriminazioni nelle politiche dei paesi e tra queste c’erano le discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale. Discriminazioni ovviamente non accettabili”.
Il Parlamento ha sancito il diritto a non essere discriminati. Ma lei pensa che Bruxelles debba pronunciarsi su temi come i matrimoni gay?
“Il Parlamento non può intervenire sui codici civili dei singoli stati, introducendo ad esempio una forma contrattuale come i matrimoni gay. Quello che possono fare le Istituzioni è tutelare le persone LGBT. Ci sono dei paesi, come l’Ungheria, in cui gli omosessuali non solo sono discriminati, ma messi ai margini della società. Nella costituzione ungherese è sancito che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna. E’ inaccettabile. L’Unione europea deve pronunciarsi in maniera forte e arrivare fino a delle sanzioni verso questi paesi”.
E sui diritti degli omosessuali l’Europa che cosa può fare?
“Noi non possiamo intervenire sugli ordinamenti e le leggi dei singoli stati. Però si possono fare campagne di promozione, si possono prendere posizioni forti. Spesso l’Europa dà soluzioni a problemi che i paesi non riescono ad affrontare. Sul tema dell’innovazione, ad esempio, l’Europa sta facendo enormi investimenti. Ma se poi l’Italia non ha una agenda digitale, non fa investimenti e non punta sull’innovazione… non è colpa dell’Europa, ma dell’Italia”.
L’eurodeputato Massimiliano Salini (Ncd), in una intervista ad Affaritaliani.it, ha dichiarato che si impegnerà a chiedere che l’Europa si esprima sul concetto di famiglia. Non si rischia che le istituzioni europee vengano tirate per la giacca su temi così delicati?
“Mi sembra che queste siano promesse da campagna elettorale. Non conosco l’onorevole Salini e non voglio dare giudizi tranchant. Però mi pare ovvio che il Parlamento non possa dare una definizione di famiglia. Senza contare che il Partito popolare europeo è un gruppo molto più laico di quanto pensi l’onorevole. Nel Ppe ci sarà la Cdu di Angela Merkel che in Germania sta facendo politiche a favore di tutte le famiglie”.
Lei si definisce un civatiano?
“Sì, non mi offendo affatto”.
Al Parlamento europeo porterete le vostre istanze?
“Porremo all’interno della rappresentanza italiana e all’interno del gruppo del Pse delle questioni di metodo. Chiederemo un maggior dialogo e un maggiore confronto al nostro interno”.
Dopo l’estate il Parlamento dovrà votare il nuovo presidente della Commissione europea. Sembra che alcuni capi di stato, come la Merkel, siano più propensi a pescare un nome al di fuori di quelli che sono stati fatti in campagna elettorale. Chi prevarrà alla fine, il Parlamento o i governi?
“La cosa che spero è che non ci sia la solita corsa da parte dei governi a tenere solo nell’ambito intergovernativo il tema della nomina del presidente della Commissione e dei commissari. In campagna elettorale tutti hanno detto che sarà il Parlamento ad indicare il Presidente. Mi piacerebbe che vada così, anche se per ora arrivano segnali contrari”.
Il Pse farà un accordo con il Ppe a Strasburgo?
“E’ probabile che si vada verso un accordo con il Ppe, ma vorrei che le basi di questo accordo fossero scritte anche dal Parlamento”.
