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11 agosto 294 – Viene decapitata Santa Susanna, la martire che sfidò Diocleziano nel cuore di Roma

L’11 agosto del 294 la tradizione colloca il martirio di Santa Susanna, giovane romana che preferì la morte a un matrimonio imposto e alla rinuncia alla propria fede. La sua casa divenne un luogo di culto e, secoli dopo, una delle chiese più affascinanti della Capitale.

11 agosto 294 – Viene decapitata Santa Susanna, la martire che sfidò Diocleziano nel cuore di Roma

Nella Roma imperiale anche un matrimonio poteva trasformarsi in una condanna a morte. Per questo motivo, secondo la tradizione cristiana, Susanna venne decapitata nella propria abitazione per essersi rifiutata di sposare Galerio Massimiano, figlio adottivo e futuro genero dell’imperatore Diocleziano. Giovane, colta e appartenente a una famiglia vicina alla corte, Susanna aveva scelto di consacrarsi alla fede cristiana e di mantenere il proprio voto di castità. Una decisione personale che, nella Roma del potere assoluto, assunse inevitabilmente il valore di una sfida politica.

La biografia di Susanna resta sospesa tra storia e agiografia: gli studiosi considerano poco verificabili numerosi particolari del racconto, elaborato nella forma conosciuta soltanto nel VI secolo. È invece molto antico il culto della martire, ricordata nei calendari cristiani e legata fin dalle origini a questo angolo di Roma.

Il matrimonio rifiutato e l’ira dell’imperatore

La storia della santa è raccontata soprattutto da una Passio redatta diversi secoli dopo i fatti e arricchita da elementi leggendari. Susanna sarebbe stata figlia del presbitero Gabinio e nipote di Caio, vescovo di Roma e futuro papa. La famiglia avrebbe inoltre avuto legami di parentela con lo stesso Diocleziano.

Quando l’imperatore propose di unirla in matrimonio a Galerio, la ragazza oppose un netto rifiuto. Non per capriccio, ma per restare fedele alla propria scelta religiosa. I tentativi di convincerla si sarebbero trasformati in occasioni di conversione per alcuni familiari, provocando ulteriormente la collera della corte. Susanna fu arrestata e invitata ad abiurare. Di fronte al suo ennesimo rifiuto, venne uccisa con un colpo di spada nella casa paterna, nei pressi delle future Terme di Diocleziano.

Dalla casa del martirio alla chiesa

L’abitazione di Susanna divenne presto un luogo di preghiera. L’antico edificio di culto era conosciuto come ad duas domos, “presso le due case”, con riferimento alle dimore di Gabinio e di Caio. Nel corso dei secoli quel nucleo originario si trasformò nella chiesa di Santa Susanna alle Terme di Diocleziano, oggi in via XX Settembre. Sotto l’edificio sono stati individuati resti di una domus romana del III secolo, mentre la facciata realizzata da Carlo Maderno agli inizi del Seicento è considerata una delle opere che anticiparono il pieno sviluppo del Barocco romano.