Le armi a Porta San Paolo hanno quasi smesso di sparare, il re e il governo sono fuggiti e sui muri compare l’ordinanza tedesca. L’11 settembre 1943 Roma capisce di essere diventata una città occupata. Per tornare libera dovrà aspettare altri 267 giorni.
Il giorno dopo la battaglia
La mattina dell’11 settembre 1943 Roma ha già cambiato padrone.
Il giorno precedente, a Porta San Paolo, militari italiani e cittadini hanno tentato l’ultima disperata difesa della Capitale contro le truppe tedesche. Hanno combattuto i Granatieri di Sardegna, i Lancieri di Montebello, carabinieri e altri reparti, insieme a civili armati come potevano. La resa arriva nel pomeriggio del 10 settembre.
Ventiquattr’ore dopo non servono più spiegazioni.
Sui muri della città compare l’ordinanza firmata dal feldmaresciallo Albert Kesselring: il territorio italiano sottoposto al suo comando viene dichiarato territorio di guerra e assoggettato alle leggi militari tedesche.
È una frase burocratica. Ma per Roma significa tutto.
Roma senza re e senza certezze
Vittorio Emanuele III, Badoglio e i vertici dello Stato hanno già lasciato la Capitale dirigendosi verso Brindisi. Dietro di loro resta una città confusa, impaurita, piena di soldati senza ordini e famiglie che cercano di capire cosa accadrà.
La risposta arriverà presto.
Ci saranno rastrellamenti, fame, coprifuoco, arresti, torture, deportazioni. Arriveranno via Tasso, il rastrellamento del Ghetto del 16 ottobre, le Fosse Ardeatine. Ma nascerà anche un’altra Roma: quella dei partigiani, dei sacerdoti che nascondono perseguitati, delle famiglie che aprono una porta, dei ragazzi che scelgono di combattere.
La battaglia dell’8-10 settembre viene infatti considerata uno dei momenti iniziali della Resistenza italiana. L’11 settembre tutto questo deve ancora accadere. Roma, semplicemente, si sveglia e scopre di non essere più padrona di se stessa. Dovrà aspettare fino al 4 giugno 1944, quando gli Alleati entreranno nella Capitale. Sono 267 giorni. Abbastanza per trasformare una città occupata in una città resistente.


