Ci lascia Franco Lechner, per tutti Bombolo, attore per mestiere soltanto nella seconda parte della sua vita e romano per vocazione dalla nascita. Era venuto al mondo nella Capitale il 22 maggio 1931 e prima del cinema aveva conosciuto soprattutto la strada, lavorando come venditore ambulante di stoviglie, tovaglie e ombrelli nella zona di Campo de’ Fiori.
Una palestra decisamente diversa dall’Actors Studio, ma forse molto più utile per costruire quel campionario di facce, smorfie, battute e inflessioni che lo avrebbe reso inconfondibile. Bombolo non aveva bisogno di “fare” il romano. Gli bastava esserlo.
Bombolo e Tomas Milian, nasce il mito di Venticello
Il cinema arrivò negli anni Settanta e trasformò quel venditore ambulante in uno dei caratteristi più riconoscibili della commedia italiana. L’incontro con registi come Bruno Corbucci e l’esperienza con il Bagaglino aprirono una carriera costruita sulla mimica, sul dialetto, sulle celebri esclamazioni e su quella comicità fisica che oggi sarebbe praticamente impossibile imitare.
Ma è soprattutto accanto a Tomas Milian, nella saga dell’ispettore Nico Giraldi, che Bombolo entrò definitivamente nell’immaginario collettivo. Il suo Venticello, ladruncolo, informatore e campione di espedienti, era una caricatura della Roma più scalcagnata e irresistibile: furba senza essere davvero cattiva, povera ma mai rassegnata, pronta a incassare uno schiaffone e subito dopo a inventarsi una battuta.
“Ciao Bombolo, core de Roma”
Bombolo morì il 21 agosto 1987 a Roma, a 56 anni. I funerali si svolsero tre giorni dopo nella chiesa di Santa Maria in Vallicella. Riposa al cimitero Flaminio di Prima Porta. Sulla sua tomba poche parole, sufficienti però a raccontare tutto: “Ciao Bombolo, Core de Roma”. Perché lui non fu soltanto un attore comico. Fu una di quelle facce che Roma ogni tanto consegna allo spettacolo senza averle preparate a tavolino: personaggi nati per strada che sullo schermo continuano semplicemente a essere loro stessi.

