Franco Giuseppucci, uno dei fondatori della Banda della Magliana, viene assassinato a 33 anni in piazza San Cosimato. È la fine del suo capo carismatico e l’inizio di una sanguinosa resa dei conti nella malavita romana.
Il 13 settembre 1980 Trastevere non ha ancora l’aria da cartolina permanente che conosciamo oggi. E in piazza San Cosimato, quel sabato sera, Roma mostra uno dei suoi volti più bui. Franco Giuseppucci, detto “Er Negro”, 33 anni, viene colpito in un agguato attribuito ai fratelli Proietti, esponenti del clan rivale dei cosiddetti “pesciaroli” di Monteverde.
Dal forno alla malavita romana
Giuseppucci era conosciuto anche come “Er Fornaretto”, per il lavoro nella panetteria di famiglia. Ma dal pane era passato presto alle bische clandestine e alle rapine. Con Maurizio Abbatino ed Enrico De Pedis aveva intuito qualcosa di allora quasi rivoluzionario per il sottobosco criminale romano: smettere di farsi guerra quartiere contro quartiere e mettere insieme le diverse “batterie” in un’organizzazione capace di spartirsi Roma.
Il progetto funzionò fin troppo bene. Rapine, sequestri, gioco d’azzardo, droga, usura. E rapporti che nel tempo avrebbero portato il nome della Banda della Magliana a incrociare terrorismo nero, faccendieri e alcuni dei misteri più oscuri della Repubblica. Giuseppucci era uno degli uomini attorno ai quali quel sistema aveva cominciato a prendere forma.
Un morto che ne chiamerà altri
La sua uccisione non chiude una storia: ne apre una ancora più violenta. Alla morte del Negro segue la vendetta contro i Proietti e una catena di regolamenti di conti destinata a lasciare altri cadaveri sull’asfalto romano.
Negli anni cinema e televisione trasformeranno la Banda in racconto, personaggi, soprannomi quasi leggendari. Ma quel 13 settembre non c’era nessuna fiction. C’era un uomo di 33 anni ucciso nel cuore di Trastevere e una città che stava scoprendo di avere costruito, quasi senza accorgersene, una criminalità organizzata tutta sua.


