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22 agosto 1933 – Nasce Sylva Koscina, la diva che conquistò Roma con eleganza, ironia e fascino

Il 22 agosto 1933 nasceva Sylva Koscina, protagonista del cinema italiano tra gli anni Cinquanta e Settanta. Arrivata dalla Jugoslavia, divenne uno dei volti della commedia all’italiana e della Roma della Dolce Vita, lavorando con Totò, Alberto Sordi e alcuni dei più importanti registi italiani. Morì nella Capitale il 26 dicembre 1994.

22 agosto 1933 – Nasce Sylva Koscina, la diva che conquistò Roma con eleganza, ironia e fascino

Nata a Zagabria il 22 agosto 1933, Sylva Koscina divenne uno dei volti più riconoscibili del cinema italiano del dopoguerra. Attrice sofisticata e mai semplicemente “bella da vedere”, attraversò Cinecittà, la commedia all’italiana e gli anni della Dolce Vita, fino a legare profondamente la propria vita a Roma, dove morì nel 1994.

Da Zagabria all’Italia, poi la consacrazione nel cinema

Sylva Koscina nasce a Zagabria il 22 agosto 1933, da padre greco e madre polacca. Arrivata in Italia nel dopoguerra, dopo alcuni studi universitari e concorsi di bellezza trova rapidamente la strada del cinema. Il successo arriva negli anni Cinquanta: dopo una prima apparizione in Siamo uomini o caporali?, con Totò, Pietro Germi la sceglie per Il ferroviere, film che nel 1956 contribuisce a imporla al grande pubblico.

È l’inizio di una carriera lunghissima, capace di attraversare quasi tutti i generi del cinema italiano: commedia, peplum, film d’autore, poliziesco, produzioni internazionali. Lavora con registi come Luigi Comencini, Dino Risi, Mauro Bolognini, Luigi Zampa e Federico Fellini.

Sylva Koscina e quella Roma elegante della Dolce Vita

Ma è soprattutto nella Roma tra gli anni Cinquanta e Sessanta che la Koscina diventa un personaggio prima ancora che un’attrice. Cinecittà, le coproduzioni internazionali, i fotografi, le feste, le ville e quel mondo sospeso tra cinema e mondanità sembrano costruiti apposta per lei.

Uno dei momenti entrati nella memoria popolare arriva con Alberto Sordi ne Il vigile, diretto da Luigi Zampa nel 1960. Koscina interpreta sé stessa e basta la sua apparizione a mandare in tilt il vigile Otello Celletti: una sequenza diventata un piccolo classico della romanità cinematografica.

Non era una “maggiorata” nel senso tradizionale del termine. Aveva un fascino più internazionale, quasi algido, accompagnato però da una notevole capacità di prendersi in giro. Una diva senza bisogno di atteggiarsi a diva.

Una vita rimasta legata alla Capitale

Nel corso degli anni Sylva Koscina diventa uno dei simboli femminili di quella stagione irripetibile del cinema italiano. Recita accanto ai maggiori attori italiani e partecipa anche a produzioni straniere, senza mai spezzare davvero il proprio rapporto con Roma e con il mondo di Cinecittà.

Continuerà a lavorare fino agli ultimi anni della sua vita. Morirà proprio a Roma il 26 dicembre 1994, a soli 61 anni, dopo una lunga malattia.