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23 agosto 217, il Colosseo va a fuoco: un fulmine devasta il simbolo della Roma imperiale

Un incendio, probabilmente provocato da un fulmine, che devastò il Colosseo e in particolare le sue strutture lignee e sotterranee. I danni costrinsero a chiudere l’anfiteatro per anni e a trasferire gli spettacoli al Circo Massimo. I restauri iniziarono sotto Eliogabalo e continuarono con Alessandro Severo.

23 agosto 217, il Colosseo va a fuoco: un fulmine devasta il simbolo della Roma imperiale

Il 23 agosto del 217 d.C. un incendio violentissimo colpì il Colosseo. Secondo la tradizione, a scatenarlo fu un fulmine che incendiò le numerose strutture in legno dell’anfiteatro. I danni furono talmente gravi che l’arena rimase inutilizzabile per anni e gli spettacoli furono trasferiti al Circo Massimo.

Il fulmine che mise in ginocchio il Colosseo

Roma, 23 agosto 217 dopo Cristo. Il Colosseo è già da quasi un secolo e mezzo il più spettacolare palcoscenico dell’Impero quando il fuoco trasforma una giornata qualunque in una delle pagine più drammatiche della sua storia.

Secondo le ricostruzioni tramandate, un fulmine colpisce l’Anfiteatro Flavio e innesca un incendio che trova terreno ideale nelle numerose parti lignee della struttura. Legno, corde, passerelle e apparati utilizzati per gli spettacoli alimentano rapidamente le fiamme. L’incendio raggiunge le parti superiori dell’edificio e devasta anche il complicato sistema dei sotterranei.

Per una città abituata a convivere con gli incendi non era certo una novità. Ma stavolta a bruciare era uno dei luoghi simbolo della potenza di Roma.

Niente gladiatori: gli spettacoli traslocano al Circo Massimo

I danni furono enormi. Il Colosseo dovette essere chiuso e le manifestazioni pubbliche vennero trasferite al Circo Massimo. La riapertura avvenne soltanto nel 222, dopo un primo importante ciclo di restauri avviato sotto l’imperatore Eliogabalo e proseguito da Alessandro Severo. Il completamento degli interventi richiese però ancora diversi anni.

Fu necessario ricostruire parti delle gradinate superiori, il colonnato della summa cavea e gli apparati tecnici indispensabili a quel gigantesco meccanismo dello spettacolo che permetteva di far comparire sull’arena gladiatori, belve e scenografie attraverso botole e montacarichi.

Il Colosseo, insomma, non era soltanto pietra e travertino. Dietro l’immagine monumentale che conosciamo oggi esisteva una vera macchina teatrale, con una quantità sorprendente di materiali facilmente infiammabili.

Il gigante di Roma che fu distrutto e ricostruito più volte

L’incendio del 217 non sarebbe stato l’ultimo. Nel corso dei secoli il Colosseo avrebbe affrontato altri incendi, terremoti, saccheggi e spoliazioni. Anche intorno al 250 un nuovo incendio, ancora attribuito a un fulmine, rese necessari ulteriori restauri. Eppure l’Anfiteatro Flavio è ancora lì.