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25 agosto 1960 – Roma diventa capitale del mondo: si aprono le Olimpiadi che cambiarono la città

Il 25 agosto 1960 si aprirono allo Stadio Olimpico i Giochi della XVII Olimpiade. Roma ospitò 83 nazioni e più di 5.300 atleti, trasformando monumenti come Terme di Caracalla, Basilica di Massenzio e Via Appia in scenari sportivi. L’edizione consacrò Abebe Bikila, Livio Berruti e Wilma Rudolph e contribuì a proiettare nel mondo l’immagine di una Roma moderna senza rinunciare alla propria storia

25 agosto 1960 – Roma diventa capitale del mondo: si aprono le Olimpiadi che cambiarono la città

Alle 17.46 del 25 agosto 1960 vennero ufficialmente inaugurati allo Stadio Olimpico i Giochi della XVII Olimpiade. Per diciassette giorni Roma mostrò al mondo un incontro irripetibile tra sport, monumenti e modernità, consacrando campioni come Livio Berruti, Abebe Bikila e Wilma Rudolph. mettendo per qualche settimana di essere soltanto la Capitale d’Italia e diventando la capitale dello sport mondiale.

Roma arrivava all’appuntamento nel pieno del boom economico, ancora segnata però dalle ferite e dalle difficoltà del dopoguerra. Le Olimpiadi furono una gigantesca vetrina internazionale: la dimostrazione che l’Italia poteva organizzare un evento planetario e che la Capitale era capace di far convivere duemila anni di storia con una nuova idea di modernità.

Quando lo sport entrò nei monumenti di Roma

La vera magia di Roma 1960 fu soprattutto nello scenario. Le gare non vennero confinate negli stadi: la città stessa diventò un impianto olimpico.

La ginnastica trovò casa alle Terme di Caracalla, la lotta alla Basilica di Massenzio, mentre la maratona attraversò la Via Appia e alcuni dei luoghi simbolo della Roma antica. Accanto ai monumenti sorsero o vennero utilizzate strutture modernissime per l’epoca, dall’Olimpico al Velodromo.

Era una scenografia impossibile da replicare altrove: corpi di atleti contemporanei che gareggiavano tra archi, terme, basolati e rovine imperiali.

Bikila corre scalzo, Berruti entra nella storia

Roma 1960 produsse immagini che sarebbero rimaste nell’immaginario collettivo. Su tutte quella dell’etiope Abebe Bikila, vincitore della maratona correndo a piedi nudi lungo le strade della Capitale. E poi la velocità elegantissima dell’italiano Livio Berruti, destinato a diventare uno dei simboli dell’edizione, e le imprese della statunitense Wilma Rudolph, la “gazzella nera”.

L’Italia chiuse i Giochi con 36 medaglie: 13 ori, 10 argenti e 13 bronzi, piazzandosi al terzo posto nel medagliere dietro Unione Sovietica e Stati Uniti. Parteciparono 83 nazioni e oltre 5.300 atleti.

Le Olimpiadi che fecero conoscere Roma in televisione

Furono anche Giochi decisivi per il rapporto tra sport e televisione. Il CONI ricorda Roma 1960 come la prima Olimpiade trasmessa in diretta televisiva e in Eurovisione: milioni di spettatori poterono così vedere insieme le gare e una Roma trasformata in gigantesco set naturale.

Dal 25 agosto all’11 settembre 1960 la Capitale visse diciassette giorni irripetibili. E forse proprio questo spiega perché, a oltre mezzo secolo di distanza, Roma ’60 conservi ancora un’aura particolare: furono Olimpiadi in cui lo sport non venne semplicemente ospitato dalla città. Roma partecipò allo spettacolo. E per qualche giorno, fu lei stessa una delle protagoniste dei Giochi.