Esattamente 1550 anni fa Odoacre deponeva Romolo Augustolo, ultimo imperatore romano d’Occidente. Una data scelta dalla storia come confine tra mondo antico e Medioevo. Peccato che, quel giorno, Roma non crollò affatto.
Ci sono date che fanno più rumore nei libri di storia che nella storia stessa. Il 4 settembre 476 è una di queste. Da generazioni gli studenti imparano che quel giorno finì l’Impero romano d’Occidente e, per convenzione, anche l’età antica. Un bel tratto di penna: di qua Roma, di là il Medioevo. La realtà fu assai meno cinematografica.
A Ravenna, ormai capitale dell’Impero d’Occidente, il generale Odoacre depose il giovanissimo Romolo Augustolo, figlio del patrizio Oreste e imperatore da neppure un anno. Non gli tagliò la testa, non lo gettò in una segreta e non incendiò il palazzo. Gli concesse un vitalizio e lo spedì in Campania. Con lui scomparve la dignità imperiale d’Occidente.
L’ultimo Romolo chiude il cerchio
Persino il nome sembra scritto da uno sceneggiatore con il gusto della simbologia: Romolo, come il leggendario fondatore di Roma; Augusto, come il primo imperatore. L’ultimo sovrano portava insieme il nome dell’inizio della città e quello dell’inizio dell’Impero.
Ma il ragazzo, soprannominato “Augustolo”, cioè piccolo Augusto, aveva pochissimo potere reale. A comandare era il padre Oreste, sconfitto e ucciso pochi giorni prima dalle truppe di Odoacre.
Odoacre non nominò un altro imperatore fantoccio. Mandò invece le insegne imperiali a Costantinopoli e governò l’Italia come re, mantenendo formalmente un rapporto con l’imperatore d’Oriente Zenone.
Roma cadde senza cadere
Ed è questo il dettaglio più affascinante. Roma il 4 settembre 476 non venne conquistata. Non bruciò. Non ci furono trombe dell’Apocalisse. Da tempo non era più la capitale politica dell’Impero e la struttura occidentale si era progressivamente svuotata. Per i contemporanei la deposizione di Romolo non ebbe probabilmente nulla dell’evento epocale che le avrebbero attribuito i secoli successivi. Treccani ricorda non a caso l’espressione dello storico Arnaldo Momigliano: una “caduta senza rumore”.


