Amazon, Tesla e non solo: perché la Silicon Valley è in crisi nera

Da Tesla ad Amazon, da Apple a Snap: Wall Street chiede (e ottiene) 150mila tagli, ma non basteranno

di Marco Scotti
Economia

Amazon taglia 18mila dipendenti

Tagliare 18mila dipendenti su un totale di 1,6 milioni di persone impiegate può quasi sembrare poca cosa. Se non fosse, ovviamente, che parliamo di 18mila famiglie che, da metà gennaio, si ritroveranno con uno stipendio in meno negli Stati Uniti. Eppure, al di là del dolore per le persone che perdono un impiego, c'è molto di più nella scelta del ceo di Amazon Andy Jassy di tagliare 8.000 persone in più di quanto inizialmente tech si attendeva. Le motivazioni sono le solite, che sentiamo ripetere ormai da tempo nella Silicon Valley e in tutte quelle aziende che orbitano intorno alle nuove tecnologie: "L'economia è incerta e negli ultimi abbiamo assunto rapidamente". Troppo rapidamente, vien da dire.

È come se la pandemia, dopo aver fatto correre il mondo grazie al digitale, avesse riportato indietro le lancette del tempo. Di quattro anni per Amazon, di tre per Tesla e via dicendo. Basti pensare che oggi queste due aziende insieme valgono poco più di 1,3 trilioni di dollari, mentre un anno fa superavano abbondantemente i 2 trilioni. Apple ha bruciato più di 1.000 miliardi di dollari e i giganti del tech hanno "sacrificato" oltre 150mila posti di lavoro. 

Solo che non basta. In attesa di vedere l'apertura di Wall Street, Tesla dall'inizio dell'anno ha bruciato il 18% della sua capitalizzazione, pari a 73 miliardi di dollari. È come se Intesa Sanpaolo e Unicredit insieme sparissero improvvisamente dal mercato in cinque sedute di Borsa. Un tracollo. Di cui, tra l'altro, non si vede la fine. Ogni azienda del tech in questo momento ha i suoi problemi: Tesla non riesce a rispettare i target di produzione che si è data anche perché Elon Musk si sta baloccando su Twitter dove dispensa le sue perle di saggezza. 

Apple lotta contro la scarsità di chip e, in attesa che il governo Usa faccia partire il maxi-piano per la produzione di semiconduttori entro i confini nazionali, combatte con una difficoltà maggiore di realizzazione dei suoi prodotti. Microsoft regge abbastanza bene, nonostante tutto, mentre Google (pardon, Alphabet) soffre drammaticamente la fine del paradigma di un motore di ricerca onnisciente. E YouTube lotta quotidianamente con TikTok.

Meta è ormai un'azienda piccola e poco innovativa, dopo aver per anni dettato il passo dell'intero comparto tech. Zuckerberg è preda delle sue manie di persecuzione, attende un nuovo figlio e nel frattempo precipita nella classifica dei super-ricchi europei. In tutto ciò, dunque, che spazio hanno le aziende tecnologiche? Forse quello che compete loro: un ruolo fondamentale per l'economia mondiale, ma non quello messianico che si è dato loro negli anni scorsi. Senza l'industria, la farmaceutica e gli altri comparti produttivi il mondo non va da nessuna parte. Con buona pace di bit e visori per l'intelligenza artificiale. 

Tags:
amazongooglemicrosofttesla