M5S, Conte sostituisce i parlamentari con i professori

Il leader M5S invita gli eletti alle lezioni di politica ed è polemica. Ma restano le armi il fronte più caldo: "Ha deciso il Consiglio nazionale in solitaria"

di Paola Alagia
Politica
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M5s: tra professori e “cerchio magico”, parlamentari sempre più messi da parte e insofferenti. Lo sfogo con Affari: “Prima la linea era nostro appannaggio e ora la fanno i prof”. E sulle armi denunciano: “Nessun momento di confronto con i gruppi. Le decisioni le ha prese il Consiglio nazionale. Punto e basta”

Le parole critiche di Mario Draghi sul super bonus 110% paradossalmente hanno dato una grossa mano a Giuseppe Conte. Almeno su questo, infatti, il Movimento ha ritrovato una compattezza che non si vedeva da tempo. Senza distinguo.

Una boccata d’ossigeno, c’è da dire, che ha dato agio al leader pentastellato di presentare più serenamente quest’oggi il ciclo di dieci lezioni di politica che anticipano l'inaugurazione della scuola di formazione del M5s prevista in autunno. Ma in realtà, la brace continua a covare sotto la cenere. In realtà, proprio le lezioni, che partiranno domani sera al Tempio di Adriano a Roma, hanno cerato un nuovo fronte interno. Nel corpaccione Cinque Stelle, infatti, sono guardate con sospetto.

In una chat per i parlamentari, che Affaritaliani.it ha potuto visionare, in maniera elegante, i deputati sono invitati a prendervi parte: “Per questo primo appuntamento inaugurale sono riservati a voi 45 posti – si legge -. Per questa ragione caldeggiamo la vostra partecipazione”. Un messaggio che ha fatto storcere il naso a più di qualcuno. “Ma davvero Conte pensa che parlamentari già formati si prestino a questo giochino e si facciano riplasmare?”, dicono al nostro giornale. Non manca poi chi tira le somme così: “Quei posti riservati non resteranno vacanti. In questa fase sono in tanti che farebbero di tutto pur di farsi notare. La paura delle liste fa 90”.

In chiave politica, invece, la sintesi la fa un deputato M5s della vecchia guardia dietro garanzia di anonimato: “Da questi incontri usciranno le novità politiche. E’ molto semplice: prima la linea era appannaggio dei parlamentari e ora la fanno i professori”.

Un tasto dolente quello dei senatori e deputati che si sentono messi da parte e che incrocia il tema più caldo di queste ore e cioè l’invio di armi più pesanti all’Ucraina. “Una discussione sul tema non è mai stata fatta. Nessun momento di confronto con i gruppi. Non siamo stati interpellati – riferiscono con l’amaro in bocca ad Affari -. Le decisioni le ha prese il Consiglio nazionale. Punto e basta. La verità è che tra vicepresidenti e chi è in odore di nomine (mancano ancora i referenti provinciali e regionali) conta solo la cricca ristretta. Il cerchio magico è tornato”.

Quanto al pressing contiano su Draghi perché riferisca in Parlamento sulla linea di condotta del Paese prima dei viaggi a Washington e a Kiev, poi, l’atmosfera si fa ancora più calda. Alla Camera sono in molti a mugugnare: “Non sappiamo quali siano le reali intenzioni di Conte e quindi se voglia o meno andare allo scontro. Una cosa è certa: se punta alle comunicazioni del premier in Aula, allora poi dovrà essere coerente”. Che tradotto significa, appunto, “se si vota portare il Movimento fuori dal Governo”. Il sospetto invece è che alla fine “il leader non sarà conseguente e per tutto il M5s sarà l’ennesimo penultimatum”. Tuttavia, ciò che fa adirare di più i deputati è, per dirla con una fonte parlamentare pentastellata, “l’assenza di chiarezza. Un’ambiguità che sta facendo impazzire mezzo gruppo alla Camera”.

E i dimaiani, che ultimamente sono silenti, che cosa pensano? D’altronde la presa di posizione del leader pentastellato sulle armi non tocca solo Draghi, ma anche il responsabile della Farnesina. Bocche cucite con Affaritaliani. Dall’area vicina a Luigi Di Maio trapela solo un “fa sorridere la condotta di Conte: di fatto abbiamo un ministro degli Esteri e il leader non lo tira mai in ballo. Quasi pensa che non esista. Ma d’altronde - è la stoccata - parliamo sempre di un presidente che non viene al Gruppo Camera da mesi”.

Dimaiani a parte, comunque, la sensazione è che una parte dei parlamentari, soprattutto dei deputati, per ora lascino correre. Che non significa stare in riva al fiume ad aspettare il cadavere, “ma i risultati sì. Anche perché – dicono – i sondaggi lasciano il tempo che trovano”.

Certo, c’è da dire pure che ultimamente i rapporti tra l'avvocato pugliese e Beppe Grillo sono in buona. Il che non guasta, viste le sfide che attendono l’ex premier. Anche su questo in realtà le malelingue Cinque stelle non restano in silenzio. A Montecitorio in molti la mettono così: “Attraverso il contratto con il garante, Conte si è comprato il suo silenzio. Un po’ di libertà di manovra, insomma. Ma, conoscendo Grillo, bisognerà vedere quanto dura...”. 

 

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